domenica, 22 novembre 2009, ore 19:41

GLI OBLIVION

I cinque magnifici cinque più famosi della rete ora in teatro 

Oblivion 01- foto Piero Casadei

Devono la loro notorietà alla versione bonsai dei “Promessi Sposi”, un Bignami stringatissimo, parodia del celebre romanzo manzoniano. Caduto nel dimenticatoio tra gli studenti, ci hanno pensato gli Oblivion a riportarlo in vita, trasformandolo in una surreale versione video di dieci minuti e comparsa su Youtube. Il destino artistico del gruppo che risponde ai nomi di Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli, da quel giorno ha preso un'altra direzione: quella del successo. I cinque divenuti famosi grazie a questa singolare versione, comparsa sulla rete, dove nessuno sarebbe stato in grado di prevedere l'effetto. Certo è che ora sono in cima alla lista del gradimento. Chiamando in causa sociologi della comunicazione e dei processi mediatici, forse una spiegazione la si trova, ma sono sufficienti le cifre per farci capire. I “Promessi Sposi” alla maniera degli Oblivion, hanno riscosso 150 mila contatti in due mesi su Youtube, 319 mila visualizzazioni, oltre 1300 commenti, altri 180 mila solo su Facebook. Digitando in Google escono fuori quasi trentamila voci. Un pubblico enorme celato dietro un semplice computer, cresciuto giorno dopo giorno finché non è letteralmente esploso, costringendo la stampa a doverne parlare. L'idea degli Oblivion, conosciutisi all'Accademia del musical di Bologna, la loro città elettiva, è stata a dir poco geniale. Auto-prodursi in un video e immetterlo sulla rete, a disposizione di chiunque, senza limiti, con il rischio di essere anche clonati. Forse qui sta la loro sfida stravinta a tutti gli effetti. La visibilità così vasta ha prodotto un effetto a catena, moltiplicatosi a dismisura. La chiamata è arrivata immediatamente dalle Officine Smeraldo di Milano che li ha scritturati con un contratto esclusivo. Strano ma vero: il talento, la bravura, la professionalità, non sono più condizioni da esibire in faticosi e spesso inutili provini, girovagando da un produttore all'altro. Cose dell'altro mondo, fanno parte del passato. Ora ci si fa conoscere con i mezzi multimediali. Con una condizione inderogabile: bisogna dimostrare di possedere talento. Il risultato? Lo spiega Lorenzo Scuda, chitarrista e voce baritono del quintetto che ama definirsi una sorta di “sperimentazione genetica di incrocio fra il quartetto Cetra e i Monty Python”.

“Il nostro Oblivion Show con la regia di Gioele Dix, ha già raggiunto 78 repliche in ben 44 città diverse, su e giù per la penisola. E siamo già stati prenotati per dieci date nel solo Trentino, nel 2010”. Alla domanda perché si chiamano Oblivion, Lorenzo, emiliano doc, risponde divertito, abituato com'è a sentirsela chiedere di continuo.

“Non c'è una risposta vera, ci chiamiamo così perché è il nome della nostra associazione culturale, un omaggio al celebre brano di Astor Piazolla, Oblivion”.

Davide Calabrese di suo aggiunge però un dato interessante: “Viene da oblio, una sorta di operazione per sottrarre dal passato qualcosa che merita”, mentre Francesca Folloni svela anche un piccolo segreto: “Abbiamo fatto credere a molti che Oblivion sia l'acronimo dei nostri nomi”.

Se poi si va a guardare sempre in Google, Oblivion è anche il nome di un videogioco che spopola tra le giovani generazioni, con tanto di spiegazioni per l'uso. Ma il gruppo risponde a a coro che loro sono nati ben prima.

“Ci siamo conosciuti nel 2003 a Bologna mentre frequentavamo la scuola di musical e un pò alla volta abbiamo creato insieme un progetto per fare dei musical, cosa che singolarmente facevamo già. A Marco Poli della Fondazione Del Monte abbiamo chiesto una sponsorizzazione, ma non voleva investire nel musical, non gli interessava – spiega Lorenzo – per cui ci siamo impegnati in piccole produzioni in cui venivano imposti degli autori, citando Rodolfo De Angelis, Giorgio Gaber, il Trio Lescano, un repertorio musicale del secolo scorso comunque. Questo fino al 2006. Da allora abbiamo tentato una strada tutta nostra, tenendo conto del nostro personale ideale di fare della ironia con la musica, con leggerezza e musicalità – e qui saltano fuori i Monthy Python - la nostra fonte di ispirazione. Abbiamo messo in scena la parodia de L'Inferno Dantesco, e quella dedicata al quartetto Cetra lunga ben un'ora e un quarto”.

Con un occhio di riguardo all'universo in rete.

“Volevamo creare tanti piccoli brani da inserire su Youtube. Lo scopo era quello di dedicarsi tutto l'anno per avere maggiore visibilità. Abbiamo tentato in molti modi di proporre i nostri spettacoli ma l'universo teatrale e quello televisivo è in difficoltà – spiegano Graziana, Davide, Francesca, Fabio e Lorenzo – e noi si voleva puntare con ben altri cavalli, ma alla fine la scelta è caduta sui Promessi Sposi. Era il mese di aprile del 2009. A quel punto le migliaia di contatti hanno costretto l'Ansa a lanciare un'agenzia. In quel momento eravamo impegnati nel sostenere dei provini per un'altra produzione, quella di Cats della Compagnia della Rancia. Il Corriere on line ci ha dedicati la prima pagina. Il rischio era quello di aver scelto un testo che poteva annoiare, non piacere, ma eravamo convinti di possedere le chiavi di forza che si basano sulle parodie fatte, avendo comunque a disposizione un parterre di condizioni più ampie, rispetto ai Cetra. Il video è di dieci minuti perché Youtube ti consente questo tempo massimo. Tutti hanno iniziato a guardarlo e il successo è arrivato”.

La telefonata della produzione delle Officine Smeraldo ha fatto il resto.

“Abbiamo mollato tutto, i contratti già stipulati, gli abbiamo stracciati a nostro rischio e pericolo. La vetrina al Franco Parenti è stato il primo passo e via con una tournée di 80 date. Il pubblico che viene a vederci è particolare. Abbiamo scardinato i giovani dai computer e dalle tastiere. Gli studenti ricevevano come premio della maturità, un biglietto per venire a vederci. La nostra quota abbonati era composta in passato da coloro che gradivano l'omaggio alla musica geriatrica. I nonni tanto per intenderci - spiegano divertiti Lorenzo e Davide – e ora abbiamo una forcella ad u con un picco che va dai 16 fino ai 50 anni, con un gap intorno ai 30. Vengono i genitori dei giovani. Facciamo qualcosa di analogo a My Space, alla portata del grande pubblico, solo che fino ad ora i settori erano quelli della musica e del cinema. In teatro nessuno prima di noi c'era riuscito”.

Ma c'era un rischio nel diffondere gratuitamente ad una simile platea il vostro frutto del lavoro? Fabio: “Il nostro promo in internet ci ha fatto rinunciare ai diritti Siae in un settore come quello della rivista dove tutti rubano le idee. Eravamo però disperati dopo sei anni di lavoro, sacrifici e tanta fatica, Non avevano un teatro per lo scambio e il nostro nome non era conosciuto come compagnia. Il circuito teatrale è autoreferenziale. Questa nostra scelta ha rotto un meccanismo”.

Come hanno reagito gli impresari che prima non hanno voluto credere in voi?

“Alcuni teatri hanno fatto richiesta di volerci ora. Si pentono di non averci chiamati prima, ci avrebbero pagato meno, purtroppo sono arrivati tardi”, risponde Graziana.

Capaci di esibirsi con un bagaglio di conoscenze che vanno dal mimo alle esibizioni circensi, attori e musicisti, cantanti e comici. Il repertorio è vastissimo: dal mitico quartetto Cetra Blob divenuto “Macinato di Cetra”, i Nomadi Blob, parodie tipo “Tana libera tutti – il primo reality show in cui i concorrenti sono ostaggio dei terroristi e il pubblico a casa può decidere chi eliminare (ma questo non c'è in Oblivion Show), un dovuto omaggio a Carosello anni '60 con “Rato l'immigrato”, “La stazione di Bologna” cinque anacronistici viaggiatori alle prese con i trasporti del Ventunesimo secolo, in cui c'è anche un riferimento alla strage della stazione, ma con il dovuto rispetto per coloro che hanno perso i loro cari.

“Molti ci chiedono: se veniamo a teatro lo spettacolo dura solo dieci minuti? - ci dice Francesca – ma noi avevamo gli armadi pieni di storie da cantare e recitare”.

“In questo spettacolo abbiamo aggiunto anche Shakespeare in otto minuti, scegliendo le parti scandalistiche delle sue commedie dove i personaggi principali entrano in scena e si uccidono. Le tragedie insomma, come in Romeo e Giulietta. Volevamo il plastico del balcone di Giulietta, come i Ris, come fa Bruno Vespa. I delitti di sangue e infatti abbiamo preso il titolista di Porta a Porta. Come fa Gigi Marzullo che taglia le frasi importanti all'ospite che sta rispondendo – aggiunge Lorenzo che insieme a Davide ha scelto i testi - un modo per ridere e giocare, con uno sguardo all'attualità ma sempre con fare garbato, non urlato, maleducato. Quello che si vede spesso in televisione”.

Il riferimento è d'obbligo. La comicità degli Oblivion non segue il facile e scontato copione della satira dove si prendono di mira anche i politici. A cosa si deve la scelta?

“Prendiamo ad esempio Antonio Albanese, lui si inventa dei personaggi, non hanno le sembianze di personaggi pubblici ben definiti, non si è referenziali, ma è una comicità che si avvicina all'arte e al costume. La differenza tra opera d'arte e comizio la fa la qualità del contenuto artistico, dipende dalla forma in cui la porti. Per noi non c'è la ricerca spasmodica della risata facile e abbiamo sempre bisogno della collaborazione del pubblico”.

Altro capitolo è il momento della creazione, della scrittura dei testi.

“La scrittura segue poli opposti: siamo figli di Elio e le storie tese, situazioni simili in cui il tipo di scrittura non è efficace teatralmente, la prima volta non prende. C'è una ricerca della perfezione del gesto. L'altro polo è Giorgio Gaber, la parola deve arrivare al pubblico come un cazzotto. È un gioco molto affascinante scrivere per il teatro, all inclusive. Il rigore ci accomuna”.

Gli Oblivion pescano molto dalla televisione come materiale su cui poi ragionare nel trovare idee e spunti con un taglio sempre ironico e sarcastico. Il reality show è il contenitore per eccellenza , ma anche certi avvenimenti della cronaca quotidiana, le vicende drammatiche accadute in giro per il mondo, tutti accomunati in una miscellanea che non distingue più il reale dalla finzione.

“In un momento drammatico come il nostro in cui viviamo dalla scatola della televisione esce di tutto. I reality sono come la Guerra del Golfo del 1991, dove vedevi la realtà che sembrava creata appositamente, certi video giochi sono identici, la visione in diretta di fatti tragici, le esecuzioni di ostaggi, tutto è trattato allo stesso modo. È lo stesso linguaggio del Grande Fratello, al di là della facile retorica populista, si pensi alle lacrime versate nel programma C'è posta per te di Maria de Filippi”.

A proposito di televisione. Vi chiama?

“Sì ci ha cercato ma non eravamo in casa!”.

Difficile trovarli, impegnati come sono a girare per tutti i teatri su e giù dell'Italia, da Bari a Bolzano. Prossimamente per due settimane al Ciak di Milano. Affrettatevi, c'è già la fila fuori che aspetta!

 

Oblivion 02- foto Piero Casadei Oblivion 03- foto Piero Casadei crediti fotografici Piero Casadei

Robertoerre
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giovedì, 12 novembre 2009, ore 00:01

Cronaca di una tragedia

Beatrice Cenci: il mito

Interpretata

da

CARLO SIMONI


adattamento drammaturgico di

Roberto Rinaldi e Carlo Simoni



venerdì 13 novembre ore 18

Centro Trevi Via Cappuccini 28 Bolzano


ingresso libero


tratto da i “Delitti celebri” di A.Dumas (Sellerio editore); “Cronache italiane” di Stendhal (Mondadori); “Cenci” di A. Artaud (Enaudi); “Beatrice Cenci” di Moravia (Botteghe Oscure) , “Cenci la storia e il mito” a cura di Mario Bevilaqua ed Elisabetta Mori. (per gentile concessione dell'editore Viella di Roma); “Il gioco serio dell'arte”a cura di Massimiliano Finazzer Flory (Bur editore), “Beatrice Cenci di Moravia” di Serena Perini

(Edizioni dell'Orso)


Evento speciale in occasione di


RESPIRO BAROCCO UN VIAGGIO NELLA ROMA DEL SEICENTO. I CAPOLAVORI DI PALAZZO BARBERINI, E L'ESPOSIZIONE DELL'OPERA BEATRICE CENCI DI GUIDO RENI

fino al 12 dicembre al Centro Trevi di Bolzano


Ripartizione 15- Cultura italiana

Provincia autonoma di Bolzano

 

 

 

Cenci

Robertoerre
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martedì, 06 ottobre 2009, ore 17:59

Invito foto

Proiezione per il pubblico

Mercoledi 21 Ottobre ore 15.30

Casa della Cultura

via Cavour 1 Merano

 

 

Una delle maggiori truffe mai compiute al mondo fu la falsificazione di milioni di banconote, avvenuta nel periodo più oscuro del Novecento durante l'Olocausto degli Ebrei. In un padiglione del campo di concentramento nazista di Sachsenhausen, un gruppo di esperti falsari ebrei, guidati dal più geniale falsario di banconote dell'epoca, Solomon Smolianoff, furono in grado di riprodurre false sterline. Lo scopo era quello di immettere sui mercati inglesi milioni di queste sterline false per indebolire l'economia del Regno Unito, creando così un'inflazione da provocare danni all'industria di guerra. Un'azione vietata dalle convenzioni internazionali. L'operazione segreta chiamata in codice “Bernhard” prende il nome dal capitano delle SS Bernhard Krüger, già esperto nella falsificazione di passaporti, che ne era il responsabile. Concepita nel 1939 dopo la dichiarazione di guerra franco – britannica alla Germania, prevedeva l'immissione massiccia di banconote false da 5, 10, 20 e 50, per l'ammontare di 134 milioni di sterline, banconote talmente perfette da ingannare perfino il vaglio dei banchieri svizzeri, chiamati a supervisionare il risultato finale. In principio lo stesso Hitler approvò l'operazione. Dal 1940, i nazisti tentarono di realizzare delle sterline contraffatte, unicamente con manodopera costituita dalle SS. Visto che questa produzione era insufficiente, il generale Krüger, il regista dell'operazione Bernhard decise di far produrre i falsi da alcuni deportati ebrei, professionisti della stampa, che sarebbero stati giustiziati una volta concluso il loro compito. Dopo l'otto settembre viene presa la decisione di trasferire il centro di smistamento delle sterline false nel castello Labers a Merano, città che faceva parte del territorio occupato dai nazisti. Il generale Kaltenbrunnen (succeduto a Krüger ucciso dai partigiani) affida al maggiore SS Friedrich Schwend a capo del gruppo “Wendig” il proseguo dell'operazione. Le sterline false erano servite anche pagare le spie assoldate dai naziste, i collaborazionisti e per liberare Mussolini dalla prigionia del Gran Sasso, dopo la sua destituzione nel 1943.Un suo collaboratore a Merano Teofilo Kamber, un giovane di 25 anni istriano, verrà assassinato e sepolto di notte a Lana, per aver tradito la fiducia del maggiore, dopo essere fuggito in Valsugana con un carico di banconote e documenti segreti destinati ai partigiani. Durante il secondo conflitto mondiale Merano era diventato un luogo strategico, in cui s’incontravano diplomatici stranieri, spie, alti ufficiali dell’esercito nazista, criminali di guerra in fuga.

Cultura Merano[1]

Logo fondaz Cassa Risp Kopie[1]

 

 

 

 

 

 

 

logo cineclub bolzano[1]upadLogo Rai[1]

 

Merano torna ad essere un set per raccontare una storia che appassiona ancora gli storici. Tutto ruota intorno a castello Labers, da dove venivano smistate in tutto il mondo le sterline false, durante la seconda guerra mondiale, una truffa ideata dai nazisti allo scopo di indebolire l'economia inglese, chiamata in codice “Operazione Bernhard”. La vicenda ha ispirato un documentario storico realizzato dal regista Roberto Condotta di Merano, “Il castello delle sterline”. La famiglia Stamp- Neubert proprietaria del castello Labers ha concesso l'utilizzo del maniero per le riprese. Il documentario di avvale anche del contributo scientifico di Gerald Steinacher, storico presso l'Università di Howard negli Stati Uniti, uno dei massimi esperti di ricerche sul nazismo.

foto-copertina[1]

Robertoerre
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martedì, 29 settembre 2009, ore 13:21

nuvole

100 CLOUDS PROJECT

 

 


Christian Martinelli

 

 foto fortezza

Vernissage

01-10-09

ore 19


Introduzione Valerio Dehó


SOUND OF MY CLOUDS

performance by Raffaele Virgadaula


in collaborazione con


Markus Steiner Ender, Daniel Mazza, Marcello Fera


ES contemporay art gallery

Via Portici 75 Merano (Bolzano)

02 -10 - 25- 10- 09

mercoledì _venerdì, 16-19

sabato 10-13

erwinseppi.org


La galleria ES contemporay art gallery di Erwin Seppi ospita una personale fotografica di Christian Martinelli, fotografo meranese. L'autore presenta una collezione di scatti raffiguranti delle nuvole. Una selezione di 11 immagini tratte da 100 fotografie realizzate in tutto il mondo, visitando 42 nazioni diverse. L'autore le ha raccolte in un ebook fotografico che in un prossimo futuro saranno pubblicate in un volume curato da Valerio Dehó. La galleria di Merano presenta delle gigantografie e il tema ricorrente è la nuvola solitaria dalle forme più insolite, la cui singolarità è la loro leggerezza, osservate e fotografate nei cieli di Amburgo (Germania), Nairobi (Kenya), Ulaanbaatar (Mongolia), (Beijng Cina), Merano (Italia), Kigali Ruanda, Mexico City (Messico), Dubai (Emirati Arabi), Cadice (Spagna), Innsbruck (Austria), Kampala (Uganda).L'ultimo viaggio in ordine di tempo è stato quello della Cina, da dove è rientrato da pochi giorni per allestire a Merano, questa insolita quanto originale esposizione fotografica. Christian Martinelli partecipa anche ad un progetto innovativo, insieme a Heinrich Fisker (il designer autore delle auto realizzate per gli ultimi due film della serie 007 James Bond), realizzatori del Karma Kube, un cubo di legno con pannello solare e box luminoso dove al suo interno scorrono le nuvole fotografate nei cieli. Una produzione esclusiva e limitata di soli 100 pezzi dati in omaggio ai 100 acquirenti della Fisker, un auto di grande prestigio , i cui acquirenti sono personaggi di primo piano nel campo della politica mondiale, star della musica, artisti celebri. Le nuvole sono qualcosa di più di una passione per questo fotografo, quasi una ragione di vita. Il suo peregrinare in giro per i cieli del pianeta lo hanno portato anche in Mongolia, dove ha immortalato le nuvole “più belle al mondo, in un paese che è quello più lontano dagli Oceani, in mezzo alle montagne”.

nuvole

 


Robertoerre
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sabato, 12 settembre 2009, ore 11:16

Nuova immagine

 

RESPIRO BAROCCO.UN VIAGGIO NELLA ROMA DEL SEICENTO.


I capolavori della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini di Roma al Centro Trevi di Bolzano, dal 24 settembre al 12 dicembre.

 

Inaugurazione 23 settembre ore 18 Centro Trevi Via Capuccini 28 Bolzano


Dopo l'esposizione dedicata al Barocco napoletano del Museo di Capodimonte di Napoli, l'esplorazione dell'arte barocca propone un viaggio nella Roma del Seicento, con un allestimento che comprende quindici opere provenienti da Palazzo Barberini di Roma. Un'iniziativa pensata dall'ufficio Cultura in lingua italiana della Provincia autonoma di Bolzano. L'evento ricrea le atmosfere di Roma nella prima metà del Seicento, dove il senso dello spettacolo diventa la chiave dominante della città barocca. Le grandi famiglie degli Aldobrandini, Borghese, Ludovisi, Barberini, Pamphili, vantano tutte un papa in famiglia, e costruiscono la loro immagine pubblica attraverso collezioni di opere d'arte ospitate in ambienti riccamente decorati. Prova di un gusto raffinato e di una capacità di spesa intesa come virtù in sé. Il linguaggio artistico diventa sempre più propagandistico, ricco ed emotivamente coinvolgente per esaltare, secondo la logica dell'assolutismo, le virtù dei papi. Queste collezioni contribuiscono a creare un'immagine pubblica di queste nobili famiglie italiane ed europee. A Roma il potere dei papi incide fortemente anche sulla politica culturale, uomini colti, raffinati e potenti, danno vita a collezioni ingenti che vengono mostrate ai visitatori durante i ricevimenti che i padroni di casa offrono nei loro palazzi.

L'esposizione dedicata al barocco romano si suddivide in due tematiche: quella classicista, nata sulla scia del naturalismo dei fratelli Carracci e rappresentata in mostra dai protagonisti emiliani Guido Reni, Lanfranco, Albani, Guercino, e quella più marcatamente barocca, testimoniata da Gian Lorenzo Bernini, il cui “David” funge da perfetto emblema dell'esposizione, Pietro da Cortona, Giovan Battista Gaulli detti il Baciccio, Lanfranco, Nicolas Poussin. I quadri sono esposti allo stesso modo in cui venivano presentati all'interno delle logge nelle collezioni private, in un ambiente scenografico ricostruito per ricreare l'ambiente suggestivo del Seicento a Roma. Lo spettatore verrà accompagnato solo mediante una visita guidata da un esperto che svelerà i segreti dello stile barocco. Uno stile dove il valore simbolico delle immagini è la griglia portante di ogni raffigurazione. Attraverso il racconto della guida il visitatore riuscirà a leggere il senso delle scene allegoriche e gli enigmatici simboli che osannavano il nome dei potenti.

Il linguaggio artistico che si impone nel periodo del Barocco romano, è sempre più quello propagandistico, ricco e coinvolgente sul piano emotivo. La luce, sapientemente usata, diventa l'elemento trainante del “mirabil composto”, come lo definisce Bernini, cioè la miscela di spettacolo e tensione emotiva che è la nota dominante della decorazione barocca. Il senso dello spettacolo è la chiave della città barocca: a Roma, nella metà del Seicento, tutto diviene spettacolo. Roma è una città cosmopolita. La presenza di folte schiere di stranieri nella città papale durante tutto il '600 non deve stupire. Da circa un secolo Roma, per il suo prestigio religioso come sede della corte papale, ma anche per il suo primato antico e moderno nelle arti, è riconosciuta come “caput mundi”. La magnificenza e la monumentalità dei suoi testi antichi, affascina e atterisce il visitatore, e costituisce fonte di studio inesauribile per generazioni di artisti giunti in “viaggio di formazione”. Il secolo del Barocco a Roma si apre nel segno della rivoluzione caravaggesca. Sulla traccia di un pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, i cardini della figurazione pittorica, così come era stata codificata dopo il Concilio di Trento nella seconda metà del '500, subiscono nella città papale una trasformazione profonda.

Il comitato scientifico dell'esposizione è composto dal presidente Claudio Strinati, soprintendente speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Roma. Angela Negro, direttrice della Galleria nazionale di arte antica di Palazzo Barberini, Antonio Lampis direttore di ripartizione cultura italiana della Provincia di Bolzano, Ugo Morelli, direttore del master of art and culture management di Trento, Università degli Studi di Trento, Pierluigi Sacco professore ordinario di economia della cultura, pro – rettore alla comunicazione e attività editoriali, direttore del dipartimento delle arti e del disegno industriale all'Università Iuav di Venezia.

24.09 – 12.12.2009

orario 16 – 21

da martedì a domenica

Le scuole e gruppi possono accedere su prenotazione, dalle 9 alle 13

Ingresso gratuito

Accesso solo mediante visita guidata ad ogni ora

ultima visita guidata ore 20

Ultimo giorno d'apertura 12 dicembre 2009.

Centro Trevi info: 0471 300980, centrotrevi@provincia.bz.it


Robertoerre
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venerdì, 11 settembre 2009, ore 08:43

locandina GmjoLA GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER,
L’ORCHESTRA GIOVANILE FONDATA DA CLAUDIO ABBADO,
PER LA PRIMA VOLTA AL TEATRO ALLA SCALA, A FAVORE DELLA FONDAZIONE FRANCESCA RAVA – N.P.H. ITALIA ONLUS

Teatro alla Scala 20 settembre 2009, ore 20

Grazie al prezioso sostegno di Coccinelle l’intero ricavato di questa straordinaria serata andrà al
progetto “Francisville – città dei mestieri” che salverà e darà un futuro a migliaia
di bambini in Haiti, paese del quarto mondo.
Anche quest’anno la Scala dedica una serata straordinaria alla Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus, con un concerto sinfonico della Gustav Mahler Jugendorchester, una delle più importanti formazioni giovanili al mondo, fondata da Claudio Abbado nel 1986.
L’Orchestra, composta da 110 giovani tra i migliori talenti d’Europa, sotto la direzione di Franz Welser-Möst e accompagnata da una solista di fama internazionale, il violino Lisa Batlashvili, eseguirà un programma di altissimo livello con il Primo concerto per violino di Prokofiev e la Quinta Sinfonia di ÄŒajkovskij.
“Sono felice che la Gustav Mahler Jugendorchester, che abbiamo fondato nel 1986 a Vienna, debutti alla Scala con un concerto in aiuto ai ragazzi e ai bimbi di Haiti” ha dichiarato il Maestro Claudio Abbado. Grazie al prezioso sostegno di Coccinelle, l’intero ricavato sarà devoluto al progetto Francisville – città dei mestieri, che la Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus sta realizzando in questo paese del quarto mondo dove 1 bambino su 3 muore prima dei 5 anni, 1 su 2 non va a scuola, il 70% della popolazione non ha lavoro, per salvare migliaia di bambini e rappresenta in Italia N.P.H. – Nuestros Pequeños Hermanos (I nostri piccoli fratelli), organizzazione umanitaria internazionale che da oltre 50 anni salva i bambini orfani e abbandonati nelle sue case orfanotrofio ed ospedali in America Latina.

In Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo dove 1 bambino su 3 muore prima dei 5 anni 1 bambino su 2 non va a scuola, il 70% della popolazione non ha lavoro, N.P.H. è presente da 20 anni, con un orfanotrofio che accoglie 600 bambini, Scuole di strada nelle periferie più degradate della capitale che accolgono ogni giorno 4.000 bambini, un ospedale pediatrico da 300 posti letto realizzato grazie a tante donazioni dall’Italia, un centro di riabilitazione per bambini disabili, l’unico dell’isola, programmi di distribuzione alimentare e il nuovo progetto Francisville – città dei mestieri.
Francisville è un progetto di autosostenibilità, che prevede la realizzazione di una scuola
professionale, laboratori vocazionali, un’officina meccanica, fabbriche di beni essenziali come pane e pasta e fornitura di servizi indispensabili come trasporti e distribuzione di acqua potabile. Ha come obiettivi assistere i più poveri, creare posti di lavoro, insegnare un mestiere a centinaia di ragazzi e autofinanziare, almeno parzialmente, i progetti umanitari N.P.H. sull’isola (www.francisville.org).
Ufficio stampa: Fondazione Francesca Rava – N.P.H Italia Onlus
Silvia Valigi, tel. 0254122917, silvia.valigi@nphitalia.org


La Gustav Mahler Jugendorchester, fondata dal Maestro Claudio Abbado più di 20 anni fa a Vienna per accogliere i migliori giovani musicisti dell’Europa dell’Est e superare le frontiere con il linguaggio universale della musica, è oggi composta da 110 giovani sotto i 26 anni selezionati ogni anno in 25 città europee.
LA GMJO esegue un vasto repertorio che comprende musica classica e contemporanea, con maggiore enfasi sul repertorio romantico e tardo romantico. L’eccezionalità della GMJO ha reso possibile la collaborazione di direttori di fama mondiale e di rinomati solisti. Numerosi membri della GMJO fanno ora parte delle più importanti orchestre del mondo (20 nella sola Filarmonica di Vienna).
Franz Welser-Möst, dal 2002 direttore musicale della Cleveland Orchestra - una delle Cinque Grandi orchestre americane – ha diretto nei più prestigiosi teatri del mondo. Sarà direttore musicale della Staatsoper di Vienna dalla stagione 2010/2011. Grazie al suo recente successo nella direzione di Tristano e Isotta e dell’ Anello del Nibelungo di Richard Wagner, Welser-Möst è salito sulla ribalta delle cronache musicali, dove è presente da anni, anche grazie ai numerosi premi vinti dalle registrazioni delle sue performance su CD e DVD, tra cui il Gramophone Award, il Diapason d’Or, il Japanese Record Academy Award e due nomination ai Grammy.
Lisa Batiashvili è una delle violiniste più apprezzate dei nostri giorni. Acclamata dal pubblico e stimata dalle maggiori orchestre del mondo, Lisa Batiashvili ha vinto numerosi riconoscimenti negli ultimi anni per le sue esecuzioni in Europa e negli Stati Uniti. Suona uno Stradivarius Engleman del 1709, gentilmente prestato dalla Nippon Music Foundation.

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martedì, 01 settembre 2009, ore 22:37

MESSAGGIO DI UTILITÀ SOCIALE 

Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che molto sovente, in occasione di incidenti stradali, i feriti hanno con loro un telefono portatile. Tuttavia, in occasione di interventi, non si sa chi contattare tra la lista interminabile dei numeri della rubrica. Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l'idea che ciascuno metta, nella lista dei suoi contatti, la persona da contattare in caso d'urgenza sotto uno pseudonimo predefinito. Lo pseudonimo internazionale conosciuto è ICE (=In Case of Emergency). E' sotto questo nome che bisognerebbe segnare il numero della persona da contattare utilizzabile dagli operatori delle ambulanze, dalla polizia, dai pompieri o dai primi soccorritori. In caso vi fossero più persone da contattare si può utilizzare ICE1, ICE2, ICE3, etc. Facile da fare, non costa niente e può essere molto utile. Se pensate che sia una buona idea, fate circolare il messaggio di modo che questo comportamento rientri nei comportamenti abituali, anche pubblicandolo sul vostro blog

Robertoerre
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martedì, 01 settembre 2009, ore 22:24

 

 

Il mare di Ibiza

Cala Salada

l'isola di Es Vedràvedra

Cala Salada

Cala Salada 4

Robertoerre
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giovedì, 27 agosto 2009, ore 16:38

 

 

La magica isola di Es Vedrà a Ibiza, luogo di misteriori avvistamenti e inspiegabili fenomeni

, ben nota dai sui numerosi avvistamenti di ufo e da altri fenomeni paranormali

P1000233 

 

13 Aprile 1855, isolotto di Es Vedrà

Nella grande grotta in cui ho trovato riparo c’è una sorgente di acqua dolce che basta ai miei bisogni. Durante la giornata mi dedico alla preghiera e alla meditazione. Invoco spesso la Vergine. E’ passato il giorno ed è giunta la notte. Il mare era calmo, l’aria soave, il cielo in parte coperto da nuvole. La luna mostrava il suo quarto crescente: la sua luce appariva piuttosto fioca. E vidi di fronte a me venire da lontano un’ombra da principio indistinta. Man mano che si approssimava ne distinsi la forma: era da sola, bianca come la luce medesima della luna; una bimba di sedici anni, candida, attraente. Giunta accanto a me, i cieli si aprirono e alla luce raggiante del sole capii di chi mi trovavo al cospetto. L’isolotto si riempì della gloria di Dio e vidi la figlia del Padre eterno in tutta la sua bellezza, per quanto è possibile ad occhio mortale. La mia sofferenza stava nel non poterla discernere come desideravo: una specie di velo, invero molto trasparente, le copriva il volto. Taceva e anch’io non pronunciavo parola, ma una voce muta mi parlò. Padre Francisco Palau


17 Aprile 1855, isolotto di Es Vedrà

L’amata mi visita ormai da cinque notti. La voce, rispondendo alle mie domande sul perché non posso vederla con maggior chiarezza mi ha risposto che “noi in cielo vediamo le cose senza ombre, ma sulla terra voi potete distinguere soltanto una pallida idea, un riflesso della verità”. Padre Francisco Palau



TRASCRIZIONE DELLA COMUNICAZIONE TRA IL VOLO JK 297 E LA TORRE DI CONTROLLO – NASTRO 34 – GIORNO 11.XI.1979 – CANALE 3

ORA EMITTENTE MESSAGGIO

22.04 Torre BCN Barcellona, buona sera JK297.

22.04 JK297 Buona sera, Barcellona. Potete confermarci un traffico sulla nostra sinistra, approssimativamente a quattro o cinque miglia?

22.05 Torre BCN JK297, negativo. Non abbiamo traffico segnalato.

22.05 JK297 Ho due tracce visive… luci rosse, anche adesso a circa tre miglia a ore dieci. Più o meno alla nostra stessa quota.

22.05 Torre BCN Ricevuto, grazie JK297. Non abbiamo informazioni su nessun traffico su questa rotta. Potete confermarci che le luci sono in cielo e non in mare?

22.06 JK297 Il traffico procede apparentemente alla nostra stessa altitudine. Adesso stiamo alzandoci a 250.

22.06 Torre BCN Ricevuto, grazie. Potete confermare che il traffico procede nella vostra stessa direzione?

22.06 JK297 Affermativo. Lo abbiamo sempre più vicino… Barcellona, posso vedere due luci rosse fisse, non lampeggianti… Ho aumentato la quota a 280 ma il traffico è molto più veloce di noi e si avvicina ancora.

22.07 Torre BCN Ricevuto, JK297.

22.07 JK297 Barcellona, faccio rotta su Valencia Manises!

Sei giorni dopo il “caso Manises” alle 17,20 del 17 Novembre, i radar militari spagnoli individuarono su Granada una traccia non identificata che provocò il decollo di un caccia F-1 dalla base aerea di Los Llanos.

Il pilota cercò di avvicinarsi senza successo all’enorme oggetto che, secondo il rapporto ufficiale era fatto di “tre luci intense a forma di triangolo isoscele” Mentre tentava di qavvicinarsi all’UFO sentì in cuffia sul Canale 11 UHF una voce infantile di provenienza sconosciuta che diceva: - Ciao, come stai? Ciao, ciao….

Nessuna spiegazione è stata mai data di quella misteriosa “intrusione”.

J.J. Benitez, Il caso Manises –“Mundo Desconocido” n°12 - 1997

22 Aprile 1855, isolotto di Es Vedrà

Una voce mi ha destato: la cima dell’isolotto è avvolta di una luce azzurra e da una musica meravigliosa. Su di un trono la figlia del Padre eterno, dopo avermi ordinato di non fissarla, mi invita a salire verso la vetta: lì, insieme ad altre figure luminose, mi mostra degli abiti da indossare. Vestiti di un tessuto finissimo, bianco come la neve, la cintura oro e cremisi; di una materia tanto morbida e preziosa che non ne riconobbi l’origine. Una volta indossati gli abiti, e un globo trasparente come copricapo, una voce mi avvertì: “Guardati dallo scoprire la testa perché non potresti sopportare la maestà di Dio”. !”

REUTER – IBIZA 17.6.04 – Disperso gruppo di giovani presso di Es Vedrà. Ritrovata indenne l’imbarcazione alla deriva contenente alcuni indumenti e sostanze stupefacenti. Nessuna traccia dei passeggeri. Le ricerche sull’isolotto non hanno dato alcun risultato. Le autorità affermano che, al momento del probabile incidente, le condizioni meteomarine erano del tutto nella norma.

 

Il beato Francisco Palau nacque ad Aytona (Lerida) nel 1811. Entra nell’ordine dei Carmelitani a Barcellona nel 1833; risiede in Francia alcuni anni e quando torna fonda la Scuola della Virtù, la cui attività lo fa condannare dalle autorità ecclesiastiche al confino ad Ibiza. Dal 1855 è sull’isola; in febbrili giornate di isolamento e meditazione, afferma di avere visioni mistiche sull’isolotto di Es Vedrà.

Robertoerre
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giovedì, 02 luglio 2009, ore 23:14

 

 

sassi 1

 

TERRA ARSA


Aspro il profumo di timo selvatico,

caparbio nel vivere in rocce assolate

terra rossa arida e antica,

resa dura e ferrigna da venti sprezzanti

salino sale dal mare inquieto,

sibilando negli anfratti, vecchie dimore di lucertole curiose

lontani sentori di fichi d’india ancora acerbi,

rifrange la luce sui sassi bianchi e accecanti.

Bacche di ginepro sparse in pungenti rovi,

segnati dall’arsura, rossastri e aciduli

al tramonto tutto s’acquieta.

Si sparge sottile l’aroma di mandorla dolce

terra desolata e poco generosa,

s’erge maestosa sul mare egeo

balza imponente su acque inquiete

schiaffi di schiuma

in alto tiepidi campi,

rinfresca il palato il pallido melone

miele di ginestra

ancestrali sapori mediterranei.

Il frutto si sposa,

fichi colti all’alba da mani incallite

verdi smaglianti

salvia odorosa

nell'aria ondeggia.

© Roberto Rinaldi

 

Da questa poesia è nato un piatto ideato da Maria una cuoca di Torino che dopo averla letta ne ha tratto un piatto decisamente originale e molto gustoso. Lei e un suo collega lo hanno cucinato per amici poeti e il risultato è stato straordinario. per sua gentile concessione pubblico la ricetta. La salvia e il timo proveniva dall'isola di Folegandros nelle Cicladi minori, isola definita della mente, dove è stata composta questa poesia.

 Ingredienti

Spallina di agnello disossata
una manciata di timo e salvia
una manciata di fighi secchi
qualche mandorla tostata
vino rosso  tipo il Cirò
sale, olio extravergine.

 

La spalla d'agnello va disossata allargando con un coltellino e si fanno delle piccole incisioni interne dove si riempono di un impasto preparato in precedenza (salvia sale e timo sbriciolato finemente) Si lega con spago da cucina dando una forma cilindrica. In un tegame si fa rosolare nell'olio extravergine da tutti i lati poi si bagna con del vino rosso tipo il Cirò, si fa sfumare, si aggiunge del brodo vegetale e si finisce la cottura in circa un'ora. A parte si tagliano a filetti sottili i fichi secchi. In un tegamino si coprono con lo stesso vino e si fanno cucinare finchè non risultano disfatti , facendo attenzione che il vino non asciughi troppo. Regolare di sale solo alla fine, Lasciare raffreddare l'arrosto poi affettarlo non troppo sottilmente ricoprendolo col suo sugo di cottura e accanto aggiungere un paio di cucchiaiate di fichi, decorare con filetti di mandorle tostate.

Il piatto aveva tutti i sapori dell'isola, i profumi di queste erbe aromatiche raccolte al tramonto. Maria è stata bravissima a riprodurre ciò che avevo percepito sull'isola e solo la poesia non poteva descrivere.  

fico

Robertoerre
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categoria : poesiaincucina