giovedì, 31 luglio 2008, ore 20:04

I libri sotto l’ombrellone
  letture consigliate secondo il mio personale giudizio,opinabile e soggetto a  critiche.
 
L’ELEGANZA DEL RICCIO
di Muriel Barbery 
Edizioni e/o
l
 
 
 
 Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant... dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l'ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro, si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.
 
Raffinata commedia francese, il romanzo è stato il caso letterario del 2007 in Francia. Il passaparola ha convinto migliaia di lettori ad acquistarlo e leggerlo. Muriel Barbery ha vinto il Premio dei Librai assegnatole dalle librerie francesi. Vincitrice del Prix Georges Brassens 2006, il Prix Rotary International 2007.
 
“Lettura avvincente, piacevole, che rapisce e diverte. Un fraseggio serrato in cui il registro comico svela un’ironia sottile. Il personaggio della portinaia Renée è caratterizzato con un’abilità fuori dal comune: assurge a pensatrice libera, colta, autodidatta, quanto straordinaria osservatrice di costumi sociali dei suoi condomini. Il finale tragico lascia l’amaro in bocca. Renée è un’eroina a cui ci si affeziona subito  e la sua leggerezza ti conquista”.   
 
 
 
 
 
   LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
di Paolo Giordano
     Mondadori editore
 
 
           Vincitore del Premio Strega 2008
 
 
                                                                                                       solitudine_numeri
Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. E una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. La lasciamo sulla neve credendo che morirà assiderata. Invece si salva, ma resterà zoppa e, soprattutto, segnata per sempre. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi compagni e, per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che lei lo aspetterà. Mattia non ritroverà più Michela. In quel parco, Michela si perde per sempre. Le vite di Alice e di Mattia, due esistenze segnate, si incroceranno. Diventeranno, Alice e Mattia, adolescenti, giovani, adulti.
 
 
 
“Opera prima di Paolo Giordano di professione fisico universitario. Il romanzo l’ho letto senza farmi influenzare dalle recensioni. La scrittura è scorrevole e ha l’impianto del noir, di un thriller psicologico, inquieta nel dare una visione esistenziale della vita a cui non ci si può sottrarre. A differenza di molti aspri giudizi e stroncature, lo considero un romanzo ben fatto, forse un pò ingenuo, ma a mio parere diventa un valore aggiunto.  Scritto da chi non è romanziere abituale e abituato a scrivere per stupire facilmente i lettori e fare incassi da cassetta”.
 
Prosegue......
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
"Ogni letteratura è un atto di resistenza. Di resistenza a cosa? A tutte le contingenze"
Daniel Pennac, “Come un romanzo”
 
Robertoerre
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categoria : letture ed ascolti

mercoledì, 30 luglio 2008, ore 23:28

 
 
 
 
 
nothing34tp
NIENTE 
  
Niente era stato il motivo che lo aveva convinto a partire. “Niente” si era detto, non sapendo nemmeno lui il perché ma lo aveva fatto.
Da quel niente si era ritrovato su di un’isola di cui non aveva mai saputo nulla. Aveva trascorso tutta una vita senza chiedersi niente di quel posto. Una cosa però la sapeva, era lunga quanto l’Italia. Era Cuba.
Abituato a vivere, senza mai chiedersi che cosa ci facesse in quel momento in un posto qualunque, si guardò intorno, e si convinse subito di un fatto: anche ora  dove si trovava non c’era niente che gli potesse far cambiare idea, Non sapeva nemmeno lui cosa, ma lo aveva pensato lo stesso.
Il poliziotto al controllo passaporti gli chiese il motivo che lo aveva portato all’Avana. “Niente, nessun motivo”, rispose come se fosse normale volare da una parte all’altra dell’Oceano Atlantico per un niente che importasse a qualcuno.  
Fu allora che si ritrovò lungo il Malecon nell’ora del tramonto inondato di luce. Sul molo antistante il mare un giovane uomo bagnava la pietra porosa con l’acqua,   prendere la rincorsa e far scivolare il suo corpo lucido rivestito di gocce, così trasparenti da brillare di luce dipinta. Una differente dall’altra. C’erano tutti i colori del mondo in quelle gocce, come se un pittore avesse deciso di dipingerci sopra quel corpo scivoloso. Una due tre, cento volte di seguito, senza fermarsi mai, abituato a farlo tutti i giorni delle settimane, dei mesi dell’anno. “Perché non scivolare sul molo di pietra porosa bagnata con l’acqua di mare, una due tre, cento volte di seguito, se non vi era motivo per non fare altrimenti niente…..”Se lo chiese proprio così, continuando ad osservare quel corpo ricoperto di gocce sempre meno trasparenti, in un tramonto di luce asettica che si lasciava sprofondare lentamente nel mare pastoso dell’Avana.
“Chissà quanto tempo ci vorrà perché diventi buio?” pensò, ma subito dopo decise che a lui del tempo non gli importasse niente.
Intorno a tutto scorreva lentamente a ritroso. Rivedeva la sua vita scorrere al rallentatore, mentre il buio della sera avanzava inesorabilmente. Tutto era inesorabile all’Avana. Niente o nessuno poteva impedirlo. Era lì in quel momento, ma nessuno si accorse di lui.
All’Avana non c’era mai tempo per accorgersi di niente. La notte faceva sparire sempre ogni traccia. Non c’era notte che qualcosa non spariva in quella città. Anche lei scompariva la notte.
Un sibilo suadente si diffuse per le strade deserte. Il buio rubava la luce. Rumori di passi sempre più lontani lasciavano il posto a gocce d’acqua salata, in mezzo il tramonto pronto a catapultarsi di là dal vuoto.
Era questione di tempo, ma lui non sapeva cosa farsene del tempo, non aveva mai saputo cosa farsene.
Era a Cuba e il tempo non aveva importanza. Era all’Avana dove il tempo non importava a nessuno. Forse non esisteva, e lui non voleva pensarci. Era lì in quel momento, ma poteva essere da un’altra parte nello stesso istante e non provare niente di diverso.
“Sono qui, ma potrei essere anche da un’altra parte…” disse a se stesso, ma subito dopo si ricordò che in quel momento era all’Avana e non poteva farci niente. Una città dove le strade erano larghe quanto le piste di un aeroporto dove nessuno atterrava. Un posto dove tutto si muoveva lentamente e non aveva mai fine; il giorno dalla notte, la luce dal buio, il silenzio dal frastuono. Come la musica. C’era sempre musica.
Tutto era musica all’Avana. Usciva dalle finestre delle case, di giorno e di notte. Un suono che ti avvolgeva come un respiro affannoso di vivere. Era tutto e niente. Se la volevi possedere lei sfuggiva. Sempre. Era intorno a te. Tutto all’Avana stava intorno a te.
Si guardò intorno. C’era solo la luce in un tramonto che sprofondava dietro l’orizzonte, oltre il quale non c’era niente. C’era il vuoto.
Diventava buio, ma era come se fosse ancora giorno. L’Avana era così e nessuno poteva farci niente.
Non riusciva più a distinguere il cielo dal mare, l'acqua dalla terra, il molo dal giovane uomo, lui da se stesso. Tutto era diventato l’uno e l’altro senza inizio e senza fine. Era a Cuba e non poteva essere altrimenti. Fu allora che scomparve dentro il buio e di lui non si raccontò più niente.
 
(pubblicato sul blog)
                                       Rosso Venexiano Salotto di Poesia Letteratura Pittura Fotografia
Robertoerre
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categoria : viaggi lontani

mercoledì, 30 luglio 2008, ore 12:53

 
 
 
                   
 
Ci affanniamo tanto per ottenere niente. A volte basta solo allungare le mani e prenderla, perchè è solo davanti a noi.                     
 
Robertoerre
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categoria :

mercoledì, 30 luglio 2008, ore 09:42

Diventare editori di se stessi

Per gli aspiranti scrittori, il Gruppo Espresso ha istituito il sito www.ilmiolibro.it una community di autori e lettori. Per accedere basta iscriversi, scegliere il formato, l'illustrazione di copertina, il numero di copie e il preventivo viene fornito subito. Si scarica il file e si stampano le copie che uno vuole richiedere. Tre i formati disponibili : "tascabile" (12x18) "romanzo" (15x23) "A4" (21x29)

L'indirizzo è anche una community letteraria, persone unite dalla passione per i libri, che comunicano e condividono idee. Chi vuole può mettere il proprio libro in vetrina e in vendita sul sito.
C'è anche il concorso per il miglior incipit in collaborazione con la scuola Holden. I dodici migliori incipit scelti tra i libri in vetrina su
www.ilmiolibro.it Scelti i finalisti dal 5 settembre saranno gli utenti a decidere il vincitore tra i dodici finalisti, partecipando al sondaggio sul sito e scegliendo l'incipit più bello.

Robertoerre
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categoria : notizie

martedì, 29 luglio 2008, ore 21:47

The Album Leaf - Into The Blue Again (ADVANCE)

Robertoerre
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categoria : suoni

martedì, 29 luglio 2008, ore 20:42

 
 Tratto da La Repubblica del 29 luglio 2008
 
 
 
VILLAGGIO BLOG.
Una camera con vista sul mondo
 
Autore: Marino Niola
 
 
“I blog sono a tutti gli effetti le nuove forme di vita prodotte dalla rete, degli autentici angoli di mondo virtuale. Il blog è un luogo di confronto e di scambio di idee, informazioni, pareri, servizi”(....)
 
“Il blog non è solo uno strumento del comunicare, ma è una potente metafora del nostro presente in rapida trasformazione e un simbolo anticipatore del nostro futuro”(......)
"Frequentare i blog, serve, fra l'altro. a smontare molti dei luoghi comuni sugli effetti nefasti della digitalizzazione della realtà e sull'apocalisse culturale che essa comporterebbe. Fine della lettura, tramonto dell'italiano, declino dello spirito collettivo. In realtà questo sguardo luttuoso sul cambiamento lamenta sempre la scomparsa delle vecchie forme e proprio per questo fa fatica a riconoscere l'intelligenza del presente"(...)
“I blog sono in generale delle officini stilistiche e retoriche in continua attività, dove la capacità di persuasione e l'estetizzazione della comunicazione hanno spesso un ruolo fondamentale".

Robertoerre
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categoria : notizie

martedì, 29 luglio 2008, ore 11:27

UN REBUS CHE DURA DA SEMPRE
 
“Ho l’impressione che più si va oltre e più trovo materiale interessante per svelare lati ancora oscuri del rebus. Mi verrebbe da pensare che ci sia in corso una campagna di scavi archeologici dentro i nostri corpi e nella nostra anima”.  
Il pensiero si era materializzato dopo lunghi estenuanti momenti, trascorsi ad attendere sue notizie; in effetti, di lui sapeva troppo poco. Un misterioso interlocutore conosciuto di notte navigando in internet. “Un fatale inciampo” aveva scritto.
Erano entrati in rotta di collisione in uno spazio virtuale, in cui scambiare emozioni vere o false, non importava molto. Un posto riservato all’immaginario collettivo capaci di sfidare ogni qualsiasi regola sociale perfino le leggi della fisica, pronti a tutto e loro due erano ben determinati a farlo.
Troppe emozioni e sentimenti scambiati e vissuti sul serio, tramite quella pallida immagine, troppo perfetta perché fosse vera eppure esisteva.
L’immagine di per sé aveva un misterioso fascino, ma c’era qualcosa d’insolito, di stravagante, di volutamente ironico, per ingannare chi si era già perso anche troppo in un’infatuazione. .
Un incontro casuale?
Forse.
Nessuno dei due era sicuro di giurarci.
In questa storia di casuale non è che ci fosse molto a dire il vero.
“Vedo in questo tentativo condiviso a pieno, la necessità di sondare terreni ancora inesplorati del nostro vivere passato, presente e forse anche futuro. Chi meglio di noi è in grado di poterlo fare? In fin dei conti il nostro viaggio avventuroso è iniziato proprio con uno scambio di notizie fittizie, ma capaci di scatenare reazioni, pulsioni, emozioni che alla lunga si sono rivelate vere, solide, tuttora in corso. Insomma da una rappresentazione artificiosa, forse anche surreale, siamo arrivati ad un riconoscimento reale, razionale, eppure la magia, secondo me, non è svanita del tutto”.
Cosi pensava.
Dalla fatidica notte in cui si erano “inciampati” il rebus continuava anzi, progrediva inesorabilmente.
 Le chiavi del  rebus
Sono nei tuoi pensieri, nel tuo cuore e condivido quello che senti. Ti ho letto questa notte a voce alta, per non perdere il suono delle tue parole, una per una, con il cuore che sobbalzava. Mi sono svegliato con pessimo umore, ero contrariato, confuso, mi sentivo perso. La notte ti avevo vegliato e forse la mancanza di sonno mi rendeva inquieto. Lentamente ho reagito e la voce di “dentro” mi e’ venuta in soccorso e la quiete  arriva la tua lettera. Mi rassicuri con il tuo racconto, m’identifico nelle stesse tue emozioni, sono le mie, corrispondono. Capisco che non ero solo in quei momenti.
E ora che sono tranquillo posso dare respiro al mio cuore e risponderti.
La scorsa notte ho sognato di essere in una scuola di bambini, festosi che mi circondavano e io stavo in mezzo a loro per farli giocare. Io bambino tra loro.
Dammi delle risposte al mio sentire tutto questo. Dal "Niente" al "Tutto". Dimmi perché ho l’arcobaleno dentro di me, mentre ti penso.
Ho esitato a lungo nel leggerti. L’ho fatto per capire se il mio messaggio in cui ti supplicavo, fosse frutto della follia, della perdita della ragione, del tormento e della sofferenza a causa della lontananza. Mi sono imposto lunghe ore di meditazione e sapendo come sono fatto, mi sono giudicato da solo, severamente e ora che sono seduto posso svelarti il mio stato d’animo.
Di notte appari nei sogni. M’interessa capire il messaggio che ci sta dietro a questi sogni. E’ lì per me l’enigma, il rebus, la matassa da sbrogliare. I sogni mi permettono di giorno di ritornare nel nostro laggiù/quaggiù e cercare di dare un senso a questa improbabile avventura.
Che sottile perversione c’è in tutto questa faccenda eppure non ne posso fare a meno.
Credimi mi risulta più difficile per me che per te farlo, per via di un mistero a te ancora non svelato.
Del rebus io conosco e possiedo alcune chiavi, ma non le voglio ancora usare, non è arrivato il momento.
Quale storia siamo?
“La ragione ha tante forme, che non sappiamo a quale appigliarci; l’esperienza non ne ha di meno. La conseguenza che vogliamo trarre dalla somiglianza degli avvenimenti è mal sicura, in quanto essi sono sempre dissimili: non c’è alcuna qualità così universale in queste forme delle cose, come la diversità e la varietà”, sono parole prese in prestito.
Eppure la magia non è svanita del tutto. Così pensava ancora, a distanza di tempo, di mesi, di istanti, di attimi infiniti, superata la soglia di cento pagine scritte. Come quelle in cui scriveva che la vita gli correva dentro:
Io ho forzato la mano per restarti vicino. Mi sono interrogato per capire quali sentimenti prendevano il posto d’altri sentimenti. Ho provato nostalgia per il tempo trascorso insieme, per le cose che ci siamo scambiati; cose consumate come giustamente affermi tu. Tutto questo mi ha coinvolto in una sarabanda d’emozioni, reazioni a volte scomposte come il soprarigo, altre più malinconiche, ma in ogni modo vissute. Forse è tutta una recita farsesca dove interpreto un personaggio che non mi appartiene, non è reale ma fittizio. Non posso che provare vergogna di me stesso in questi frangenti. Succede, quando l’emotività prende il sopravvento sulla razionalità. Combatto con me stesso, tutto si esaspera e si confonde. Uno stato d’animo riconducibile ad una cosa sola però, la sfida alla morte, che mi distoglie dalla realtà e mi porta a lottare contro un drago che sputa fiamme. Può prendere forma in mille modi: l’essere lasciato solo, sentirsi rifiutato, non essere capito. Vivo in funzione di questo.
Sogno una quantità smisurata e ogni sogno racconta vicende che hanno a che fare con la morte. Mi parla, mi sfida, e io la combatto con tutte le armi in mio possesso. Riesco a percepire ogni pericolo, mi ferma in tempo e mi salva. Sempre.
 Mi sono chiesto a questo punto della nostra vicenda cosa fare, come comportarsi, come reagire, me lo sono chiesto e te lo chiedo. Rinunciare a te virtuale per trovare un altro te ma reale? Un falso problema per via che anche prima interagivo con te sapendo che eri anche un altro, quindi non mi sono posto il dilemma di cosa rinunciare. Non sapendo però cosa ti succedeva, o meglio capivo il tuo stato d’animo che non poteva restare insensibile, sono caduto nella trappola tesa da me stesso, di recitare un ruolo che non mi appartiene. Questa è la mascherina di Zorro che ho indossato, la Cenerentola interpretata nella versione tragicomica della favola. Sono arrivato ad arrabbiarmi, per via di sentirmi impotente per qualche cosa che non succedeva. Mi sono arrabbiato di più con me stesso perché ero io a dover decidere e non tu per me.
Ci siamo scambiati migliaia di pensieri. Non vedo quindi il motivo di fingere, quando so che dall’altra parte posso dire esattamente cosa provo, come mi sento. Non sono Cenerentola, tanto meno Zorro. Questa volta no, di sicuro no!. Non certo quando scrivo sull’Amore, la Paura e il Coraggio. Ma chi riesce ad amare, combattere la paura, dimostrare il coraggio?. Corro dentro la vita. Corro sempre dentro. Sto correndo anche in questo momento. Spero di farlo con coraggio, con molto amore e senza paura".
Il rebus corre
Corro come facevo felice di corsa verso a chi avevo concesso tutto me stesso. La mia gioia di vivere. E’ ancora lì al quinto binario attendere il treno in discesa veloce con sguardo smarrito, cercava tra fiumi di gente.
Io solo cercava
Ripenso al viaggio e scorro la vista sul treno. Sostava anch’esso per pochi minuti. Nato a Venezia per morire a La Spezia toccava due mari.
 E ora forse che non sia su quello, nell’istante lo pensi. Oppure aspetta che arrivi per sentire profumi di levante mescolarsi a quelli di ponente. Vorrei salirci e scappare lontano rapito da carrozze di ferro e d’acciaio.
Tornare nel nero di viscere scure.
Mi squarcio di senso.
La luce abbagliante ritorna imperiosa. Fa caldo nell’assolata Prato, deserta e muta. Mi guarda e capisce, non mento lo sa, ride di me. Mi offre del vino.
Gli parlo di te, di notti rubate al riposo, di voci assonnate, di micce accese nel cuore, di amplessi soffiati. Mi guarda e sorride di chi capisce. Mi parla, ascolta, si alza e va via, ritorna. “Vivila tutta” mi dice. “Gioca, ama, ma sappi di stare sulla giostra dei balocchi”.
Come non credergli. E poi fa parlare la musica. “Ascolta è tango argentino, sensuale, rapisci e fatti rapire, a patto che sia sogno innocente”. Mi quieto e riparto. Firenze al Teatro Comunale. Si parla di Genova, della tua Genova, d’intrighi e delitti. Sul fondo un carruggio di notte, loschi figuri ingabbiati da cappa e mantello s’aggirano. Tramano vendette e colpi di stato.
Palazzo Grimaldi fuori Genova. Alla sinistra il palazzo, di fronte il mare. Spunta l’aurora.
Amelia: Come in quest’ora bruna
            Sorridon gli astri e il mare!
            Come s’unisce, o luna.
               All’onda il tuo chiaror!
            Amante amplesso pare
   Di due verginei cor!
   Ma gli astri e la marina
   Che pingono alla mente
   Dell’orfana meschina?....
   La notte atra, crudel,
. Quando la pia morente
   Sciamò: ti guardi il ciel.
   O altero ostel, soggiorno
   Di stirpe ancor più altera,
   Il tetto disadorno
   Non obliai per te!....
   Solo in tua pompa austera
   Amor sorride a me…
   S’inalba il ciel, ma l’amoroso canto
   Non s’ode ancora!....
   Ei mi terge ogni dì, come l’aurora.
   La rugiada del fior, del ciglio il pianto.
Dramma del mare di amore e di morte. Io chiudo gli occhi e rivedo le onde, la schiuma di mille cristalli di sale infrangersi sui moli. La nave esce dal porto e io la vedo punto fermo all’orizzonte cadere, al di là del cielo. Linea di confine e d’amore sperato. Sarà lo stesso mare. Io giù verso il sud lui di là in acque straniere. Ripenso al treno, al gioco infantile di toccar con mano il riquadro appeso. Tocco con il dito la Spezia e unisco con mano la mia di città. Quattro centimetri ci separano, quattro infiniti centimetri lunghi come universi infiniti.
Riparto e vedo bianche divise. Rimango stordito, creature in fila spensierate, uscite dal bianco di un tubetto di tempera acrilica, pennellati nel grigio ferroso di Santa Maria Novella. Li guardo. Tornano al mare. Ai giochi d’estate.
Il rebus prosegue 

 

 

©Robertoerre

 

 


Robertoerre
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categoria : storie conosciute

martedì, 29 luglio 2008, ore 00:19

 
DESIDERI
 
 
Nella sera della vigilia epifania di un grande evento
a domani notte mio amante
sarò ricco di sorprese
un bacio tra mille dovuti.
Sapore di un nuovo amore
salino vagante e sensuale
faro illuminante alla ricerca di senso.
Ti offro
uva di Zacinto
miele di corbezzolo
gemme di querce gelide
labbra di mora violacea
polpa di pesca e foglie di rosa candita.
Sapore di un nuovo amore
ti chiedo ancora
un sorso di vino zibibbo
crepuscolo dolce prima del buio.  
 
     
                                                                                       
 
 
Robertoerre
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categoria : pensieri notturni

lunedì, 28 luglio 2008, ore 21:41

Antonio Albanese afferma: "....vedo anche rassegnazione e per me questo è più doloroso. Non so nemmeno se ho il fisico per rappresentarla. La rassegnazione è come una nebbia, crea confusione, proprio quella che stiamo vivendo. Non mi piace, perchè con la rassegnazione le persone non hanno più bisogno della verità".

Parole rilasciate nell'intervista a Repubblica del 27 luglio.

Parole che sono da condividere a pieno. Un'amara riflessione. Un giudizio severo.

 

Robertoerre
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categoria : parole e libertà

sabato, 26 luglio 2008, ore 10:29

47 attimi prima della fine
 
Ti scrivo a notte fonda, la mia insonnia colpisce ancora, anche se io vivo volentieri la notte, magica, silenziosa, conturbante; tutto tace, ma il silenzio diventa una musica soave che mi accompagna.
Sai dall’“inciampo” della prima notte insonne vissuta misteriosamente incollato al mio computer, mi riaffiorano spesso ricordi legati alla mia vita, dove sono diventato un uomo in questa città. Saperti qui ora mi riscalda il cuore di nostalgia per i tempi passati per com’ero felice di sentirmi al mondo, ancora giovane, entusiasta e spavaldo.
Vorrei dirti tanto di me, farmi conoscere e spiegarti di più. Scrivo ancora di notte, come quella prima notte, ti scrivo da una stanza di motel, ma in realtà è più un antro in equilibrio precario in cui cerco rifugio. Mi sento vicino a te. Ma tu lo non lo sai. Non ancora. Che strano saperti di fronte a questa stanza disadorna e anonima. Ma tu lo non devi sapere. Mi basta sentire la tua presenza di là dalla strada e forse in questo momento ti affacci alla finestra.
 Non oso aprire le tende logore e consunte che celano il mondo fuori di qui da questo motel, da questo mondo. La sveglia segna l’una di notte e qualcuno sta passando in corridoio. Ride sguaiato. Chissà perché? Ma poi a me non interessa. In fin dei conti cosa m’importa degli altri se io sono qui per te. Chiuso dentro ad un motel, il più insignificante del mondo. Si viene per farci del sesso. O per disperazione. O forse perchè non sanno dove andare. Troppi O e troppi perchè. Ma io cosa conosco di te? Cosa sappiamo l’uno dell’altro, un frammento di voce al telefono, un’immagine scambiata e fugace, poco, per la verità, eppure ci sei Lo sento.
 C’è un filo invisibile che mi lega a te, un filo resistente. L’unico filo che mi ha costretto ad arrivare di fronte a dove vivi. Ripenso alla canzone che mi hai fatto conoscere.
“Laggiù, dove l’aria è libera/saremo ciò che vogliamo essere. /Ora, se ci fermiamo, /troveremo la nostra terra promessa”. Sono parole per dirti che il nostro laggiù/quaggiù esiste. Non esco da qui preferisco aspettare. Sai la notte scorsa ho sognato di viaggiare dove il paesaggio scorre veloce, lo vedo riflesso nel vetro. Orridi verdeggianti misti a gallerie nere caliginose, anfratti, rupi, declini boschivi. Un viaggio a ritroso.
Fa caldo in questa stanza. Che triste sensazione sentire l’afa della notte e non poter uscire. Non voglio rischiare di vederti. Il motel mi protegge come un fedele amico. Colui che sa e mi comprende. Sa del mio segreto e non lo svela.
Un motel come cassaforte dei miei segreti. La chiave della stanza è la numero 47, come gli anni della mia vita. 47 attimi prima di terminare questa lettera. 47 secondi prima di spegnere la luce della stanza e abbandonare per sempre la vita......
Motel
Robertoerre
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categoria : storie conosciute