sabato, 30 agosto 2008, ore 03:10

 

Il tonfo del dizionario della lingua italiana

 

libripezzoE’ notte fonda e il rumore dorme. Sono ancora vigile e concentrato nello scrivere, mi viene meglio di notte. Il pensiero si lascia trasportare nelle praterie dell’immaginazione e il foglio di carta virtuale si graffia di nero. Mi manca una parola che proprio non vuole riemergere dall’oblio delle mie sinapsi mentali, forse esauste, vista l’ora: le due e cinquantotto minuti della notte. Si è fatta quasi l’alba. Non mi resta che alzarmi dalla sedia inciampare nel cavo dell’aspirapolvere che giace sul pavimento del salotto da giorni supplicando di essere riavvolto e riposto nello sgabuzzino. Scavalco l’ausilio tecnologico sostitutivo della scopa e mi fiondo nella stanza dove in cima ad uno scaffale conservo un bel dizionario della lingua italiana dalla copertina rossa luccicante. La salvezza a portata di mano. Peccato che sia sull’ultimo ripiano così in alto ma così in alto che per arrivarci ti devi arrampicare e sperare di non restarci sotto tirandoti addosso cinquanta chili di legno di noce e una catasta di libri polverosi. Ci arrivo, lo tocco e riesco ad estrarre dal suo loculo, il “risolvi amnesie - carenze linguistiche". Non immaginate la soddisfazione che provo. Sfoglio impazientemente le pagine e finalmente trovo il termine tanto agognato, quanto  indispensabile per la chiusa della mia storia. "Vecchiardo". Volevo scrivere vecchiardo e il dizionario ha fatto il suo dovere. Spengo il computer, ripongo il tomo nel suo loculo, mi lavo i denti con un dentifricio alla menta piperita.  Finalmente posso addormentarmi felice e contento. Non l’avessi mai fatto! Tempo dieci minuti sento un tonfo da cardiopalma che mi sveglia in preda a sudori freddi. Dal rumore mi è sembrato uno scoppio di una gomma. Un colpo di fucile. Un tonfo! Mi alzo e accendo la luce. A terra c’è il dizionario a pancia in giù spiaccicato sul pavimento. Aperto a metà. Contuso. Che spavento! Tentenno per riprenderlo e mi accorgo che è aperto a pagina 2162 e 2163 alla voce SIGLE. Scorro il primo capoverso e leggo PET. Tomografia ad emissione di positroni. PET sta anche per polietilentereftalato; poliestere ottenuto per policondensazione di glicol etilenico con acido tereftalico: d’eccellenti proprietà meccaniche e impermeabile all’acqua, è usato per la confezione di bibite. Ci metto 15 minuti a leggere questa definizione marziana e spaventosamente indecifrabile. L’unica cosa che capisco è quella che subito dopo andrò al frigo e getterò nella spazzatura la bottiglia d’aranciata. Ma dico io, sarà mai possibile che alle tre e trenta della notte che fu oramai, io stia seduto per terra in mutande a leggere. Avete presente la bibliomanzia? Una sorta di divinazione consistente nell’aprire a caso, un libro, leggere un passo e trarne indicazioni e consigli circa l’azione futura. Ma qui cosa me ne faccio dopo aver letto PIL Prodotto interno lordo, SAFFA Società anonima fabbriche fiammiferi. Chissà perchè deve essere anonima una fabbrica che fabbrica fiammiferi. Boh? O SISDE Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica, o SISMI che è l’equivalente per quelle militari. Meglio lasciarli stare visto i risultati. Per non parlare di SIAE che è poi la Società Italiana autori e editori. Serve a pagare i diritti d’autore a chi vuole mettere in scena un autore o eseguire una musica. Una gabella bella e buona. In fondo alla pagina c’è UIC l’Unione Italiana Ciechi, come lo diventerò io a furia di leggere le decine di definizioni che iniziano per SIGLE e finiscono per UITS, che è qualcosa che raduna gli appassionati di tiro a segno. Avete idea cosa significa leggere due pagine di dizionario scritto a caratteri minuscoli? Cieco è il minimo. Ma poi perchè sono arrivato a parlare di ciechi? Io questa notte avevo intenzione di scrivere ben altro. Ero rimasto a vecchiardo. Vi ricordate che qualche ora fa avevo bisogno di una parola che significasse vecchio ma in modo più dispregiativo per rendere più antipatico il personaggio della mia storia. E ora mi ritrovo a che fare con i ciechi. Ma io non dovevo dormire? Forse mi sono ammalato d’insonnia. Che divertimento: vecchiardo, cieco e insonne. Un tonfo!

Robertoerre
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sabato, 30 agosto 2008, ore 00:40

                                                                                          libro-giuliana-sgrena

 

 
 
 
IL PREZZO DEL VELO di GIULIANA SGRENA
 
 
Sintitola “Il prezzo del velo” il libro scritto da Giuliana Sgrena, giornalista de il manifesto, protagonista nel 2005 di una vicenda iniziata con il suo rapimento da parte dell’Organizzazione della Jihad islamica, mentre si trovava a Bagdad in Iraq, e culminato tragicamente dopo la sua liberazione, con l’uccisione di Nicola Calipari, agente dei servizi segreti, l’uomo che l’aveva liberata, colpito dal fuoco di Mario Lozano, un soldato americano. Il libro è una denuncia civile, edito da Feltrinelli, in cu si raccontano i crimini silenziosi della “Guerra dell’Islam con le donne”, della lotta e della resistenza condotte contro l’obbligo di celare il proprio viso con il velo, il chador, il burka. Una costrizione dettata dall’uomo integralista che l’autrice definisce come “il più grande crimine contro l’umanità”. Il libro fa conoscere le molteplici realtà in cui è obbligatorio sottostare al fanatismo ideologico e culturale: da Sarajevo dove le donne si convincono, mediante pagamento in denaro, ad indossare l’hijab, all’Iran dove è vietato “pregare con lo smalto”, paese in cui è in vigore il “modello saudita”. Vietato guidare, viaggiare, star sole in albergo, dare il nome ai figli, ottenere il passaporto, lasciare la casa, avere un lavoro, andare a scuola, sposarsi senza il permesso del padre. In pratica l’annientamento d’ogni elementare diritto civile, negato in quanto donna. Negazioni che hanno coinvolto anche delle giornaliste di una televisione palestinese, minacciate da un gruppo fondamentalista vicino ad al Qaeda, di distruggere le loro case e far saltare per aria il loro posto di lavoro, fino all’intento barbaro di decapitarle e sgozzarle con il fine di “salvare lo spirito e la morale del nostro paese”. Nel libro è citata anche la Convenzione delle Nazioni Unite, ratificata dalla maggior parte dei paesi musulmani, ma con “riserva”, dicitura ambigua che serve a consentire ad ogni stato di legiferare in proprio e violare il “principio d’eguaglianza tra i sessi”, un paradosso che si appiglia alla “differenza di genere”. Così possono essere violati i trattati internazionali.
 

Robertoerre
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mercoledì, 27 agosto 2008, ore 01:49

"La salvezza viene dal pensiero e non dalla propaganda".
(Subrata Kamir Mitra. Filosofo indiano)

Robertoerre
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mercoledì, 27 agosto 2008, ore 01:33

La notte porta consiglio

Van Gogh

(La Notte di Vincent Van Gogh)

La notte è mia compagna. A lei parlo per confidare ancora. Di giorno non trovo pace quanto il buio silenzioso. Recupero le forze sprecate durante la luce del giorno. Secondo giorno di lavoro dopo la pausa defatigante delle vacanze estive. Marine. Non potrei pensare ad una vacanza senza tuffarmi nelle acque salate circondanti un’isola. Non c’è come un lembo di terra emerso per farmi sentire in pace con me stesso. Tutto sembra già un ricordo all’orizzonte, un pallido ricordo sulla via del tramonto. La luce si assottiglia sempre più. Avete notato che i giorni si fanno più corti?  Fastidio accendere la luce così presto. Tornare all’occupazione principale di tutti i giorni assomiglia troppo ad un dovere che costringe a rinunciare a quelle piccole concessioni di libertà. Dura poco la sensazione di sentirsi padroni della tua vita. Alzarsi con il rallentatore e non darsi fretta per consumare i riti collettivi di una quotidianità stereotipata. Il proprio corpo risente di questa libertà concessa e troppo presto rimossa. Il ciclo biologico riprende a metabolizzare con incessante sforzo. Provate a chiudere gli occhi per un secondo e ad andare in apnea con il proprio respiro. Lasciatevi immergere in una sensazione di liquido caldo, avvolgente, protettivo. Lo so, è un palliativo, dura un solo istante, ma è un antidoto alla frenetica sollecitazione che qualcuno sopra di noi c’impone. Le facce dei colleghi non sono la stessa cosa di un’alba sorgente dinnanzi al mare. O dove preferite voi. Con tutto il rispetto per quei volti e anime come noi. La sveglia non perdona. Tutto di fretta, le abluzioni, il viso rasato se la tua identità è maschile, ben più complicata se femminile, le indispensabili calorie ingollate in un battibaleno dove il cappuccino e la brioche fanno parte di una costrizione sociale collettiva a cui difficilmente ti puoi sottrarre. Pena la perdita di stima del tuo vicino di scrivania, dei colleghi omologati. Del barista che ti guarderà storto, quando tu provi a chiedere una coppa di yogurt con la frutta fresca e miele, retaggio della vacanza greca che non perdona. Come non perdona la televisione accesa nel vuoto ogni qualvolta ti prende la nostalgia e l’accendi in cerca di compagnia. Il logorante cicaleccio della politica, italica abitudine di cercare la polemica ad ogni costo, ti fa pentire di aver schiacciato il tasto del telecomando.

Robertoerre
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sabato, 23 agosto 2008, ore 14:49

Niente di cui andare fieri
affollata
 Gli italiani? Troppo cafoni in spiaggia. Cosi' ci vedono gli stranieri secondo un'indagine effettuata sulle spiagge italiane dal Codacons. Tra i comportamenti degli italiani piu’ sgraditi agli stranieri risultano: rispondere ad un cellulare che squilla di continuo e parlare ad alta voce, rimproverare i figli ad alta voce, giocare a calcio, mangiare come se si fosse al ristorante ed invadere lo spazio tra un ombrellone e l'altro, gettare i mozziconi di sigarette o la carta del gelato sulla sabbia. Come sempre riusciamo a distinguerci per la nostra incapacità nel rispettare elementari regole di convivenza sociale. Quante volte abbiamo disturbato il vicino per nulla felice di dover ascoltare le nostre insulse conversazioni al telefono? Perchè siamo così indolenti nel non essere capaci di mantenere atteggiamenti più discreti, meno invasivi? Perchè riusciamo a dare di noi il peggio in fatto di usi e costumi? Siamo capaci di criticare ferocemente e difendere i nostri diritti, spesso dei privilegi, ma interdetti al contrario, quando si tratta di portare rispetto per il prossimo e l’ambiente. Lo stesso in cui viviamo noi. Perchè?
 
Robertoerre
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giovedì, 21 agosto 2008, ore 20:29

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L'indistruttibilità del Partenone.

  Un tempio che nessun terremoto è mai riuscito a scalfire. Nonostante Atene sia terra sismica da sempre. La notizia del giorno è questa: il tempio simbolo per eccellenza della Grecia è ancora al suo posto dopo aver resistito per venticinque secoli da quando fu eretto. Scosse telluriche a centinaia eppure le colonne doriche hanno retto. Ondeggiando, sussultando, oscillando. Niente. La pietra ha sempre vinto sulla forza devastatrice di terremoti violentissimi. Pericle lo volle, Fidia lo costrui. Un enigma! Un mistero a cui la scienza moderna, ancora non ha saputo dare risposte certe. Ora ci penseranno i giapponesi a scoprirlo. Forse. Una cosa è certa: noi moderni abitanti del pianeta, ancora una volta, non abbiamo nulla di cui andare orgogliosi. Se ai tempi di Pericle si riusciva a costruire un edificio in pietra a prova di magnitudo 7/8 della scala Richter, noi abbiamo eretto case di cartapesta da mani criminali per nulla intimoriti del rischio di provocare morti. L'Italia è una di queste. Dove il sisma ha colpito, la mano dell'uomo ha preparato il terreno. Intere zone del Bel Paese sono abitate da edifici, case, ponti, scuole, fatte di argilla in confronto alla pietra greca del Partenone. Lunga vita al Partenone.

 

 

 

 

Robertoerre
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mercoledì, 06 agosto 2008, ore 22:40

Cuoredisasso
 cuore di sasso immagine
E’ dolore di pietra spezzato
d’amore a lungo bloccato in reconditi anfratti
nella mano di lei
stretto con tremito gesto
alla vista di lui si schiuse affranto
era cuore di sasso
di pietra indurita
spezzato
in tanti frammenti scomposti
rabbiose schegge scagliate lontane da gesti sofferti
oblio amoroso
inerte stridente
in assenza di vita scalfito da gesti impazziti
ferito per troppa indolenza
rifugge da sguardi impietosi
per obliqui sentieri nascosti
implorando clemenza
ad una fatale sentenza.
 
 
(pubblicato sul blog)
                          Rosso Venexiano Salotto di Poesia Letteratura Pittura Fotografia
Robertoerre
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