BLOG
CHE
PASSIONE
Se ne sfogliano a decine ogni giorno, un campionario assortito di varie umanità, dove la curiosità è alla ricerca di qualche traccia, sentore, particolare anche insignificante per trarne spunti, idee, o solo la semplice voglia di starci. Si cerca, si scarta, si traccia una riga tra quelli opinabili o contestabili. Possono darti l'impressione di voler comunicare, ma anche di solitudine? O altro?. Blogger incazzati, blogger delusi, arrabbiati, confusi. Altri poetici, melanconici/malinconici, in cerca di/ o di qualcosa. 
Blog poetici, sentimentali, fiumi di parole, parole dette e non dette. Frasi composte e scomposte. Urlate, sussurate, sibilate o ancora sconnesse, meravigliosamente espresse. Ognuno di noi lo fa come meglio crede: potenza del blog; un mare nostrum in cui tutti possiamo navigare a vista e incrociare altri naviganti. Qualche isola ristoratrice dove calare alla fonda l'ancora. Ci sono blog in cui ci si riconosce. Stessi pensieri, stesse opinioni, suggestioni scambiate/donate/offerte e ricevute. Altri rispettati , altri ancora non desiderati. 
Blog in cui perdersi. Invidiati ma non troppo. Ammirevoli. Decisi/concisi. Spesso anonimi, velati, mascherati,politicizzati, surreali, metafisici- meta - comunicativi- meta…. Blog per tutti i gusti. Hard ed eros, colti/ sciocchi, elogianti, auto - referenziali. Il rischio è diventare troppo auto ”nonsocosamaècosì”. Blog finestre sul mondo. Aperte e chiuse. Chi accoglienti chi indisponenti. Ma pur sempre viventi.

ISOLA DELLA MENTE

Pietre desolate accecate dal sole impietoso. Frammenti di fatiche millenarie, baluardi di vita estinta, rifugi dell'uomo un tempo pastore, lande sperdute testimoni di civiltà scomparse. Isola minore posta in disparte, di roccia composta, solitaria e orgogliosa si erge dal mare su scogliere inaccessibili frastagliate, esposte allo schiaffo del vento. Folegandros l’isola della mente. Rifugio accogliente e silente. Ti accoglie placida nel suo ventre quando entri nel porticciolo di Kavarostatiss. Un lembo di terra rossa a forma di braccio per ripararti dal mare spazzato dal meltemi che spira impetuoso nei mesi estivi. Poche case ti accecano nel loro bianco smagliante. Intorno i colori si fanno sanguigni di terra bruciata e arsa dal sole. Lunghi filari di muretti a secco. Ciotoli di pietra eretti per dare riparo alle poche zolle di terra, macchie bianche sparpagliate ovunque. Sono cappelle votive segno tangibile di fede sincera. Il rumore è quello del vento che s’insinua e ti rincorre. Mi perdo ancora in quel luogo a me caro. Ricordi struggenti m’inondano l’animo, nostalgico. Sono ricordi a me cari. Eppure lontani. Aspro il profumo di timo selvatico caparbio nel vivere in rocce assolate
terra rossa arida e antica resa dura e ferrigna da venti sprezzanti
salino sale dal mare inquieto
sibilando negli anfratti, vecchie dimore di lucertole curiose
lontani sentori di fichi d’india ancora acerbi
rifrange la luce sui sassi bianchi e accecanti.
bacche di ginepro sparse in pungenti rovi segnati dall’arsura, rossastri e aciduli
al tramonto tutto s’acquieta.
Si sparge sottile l’aroma di mandorla dolce
terra desolata e poco generosa s’erge maestosa sul mare egeo
balza imponente su acque inquiete
schiaffi di schiuma
in alto tiepidi campi
rinfresca il palato il pallido melone
miele di ginestra
ancestrali sapori mediterranei.
il frutto si sposa
fichi colti all’alba da mani incallite
verdi smaglianti
salvia odorosa
nell'aria ondeggia
Per sentieri arrampicati su scogliere vagavo senza meta. File di sassi disposti in lunghe file a riparo della scarsa terra. Rimbalzano i nomi. Il mare delle Cicladi. Lividi la spiaggia bianca. Katargo, spiaggia nascosta dove il meltemi spirava sull'acqua in cui ci si rispecchia. Rivedo io stesso in un viaggio a ritroso. Folegandros, isola rocciosa e silenziosa. Luogo dove la mente e il pensiero ritrovano la loro casa in cui abitare in silenzio.
Sapore di un nuovo amore
salino vagante e sensuale
faro illuminante alla ricerca di senso.
Ti offro
uva di Zacinto.
Sapore di un nuovo amore
ti chiedo ancora
un sorso di vino zibibbo
crepuscolo dolce prima del buio.
A domani mio destino cercato.
CREPAPELLE, DA FIRENZE A LOS ANGELES
per far ridere a più non posso

Crepapelle è uno spettacolo divertente, intelligente, raffinato e ironico, ma anche capace di vedere al di là delle apparenze consuete. Interpretato con magistrale bravura da Maria Cassi del Teatro del Sale di Firenze. Un'attrice straordinaria, capace di regalare al pubblico con sagacia e stile un'allegria contagiosa. Sa andare dritto al cuore e risveglia quella vena d'umorismo vero, pensato e realizzato sul palcoscenico, dopo aver vissuto insieme a tanta gente. Crepapelle è la rappresentazione di una parodia dei pregi e difetti dei parigini e dei fiorentini (ma anche italiani), mescolati tra loro, in un gioco di specchi sottile e ironico. Ora Maria Cassi si prepara a far ridere anche a Los Angeles dove debutterà il 18 settembre al Carrie Hamilton Theatre, in una tournée di due settimane. Dopo gli Stati Uniti sarà la volta di Parigi al Théâtre du Rond – Point diretto da Jean – Michel Ribes, dove sarà in cartellone per sei settimane nel 2009 (date da destinarsi). In Italia il 12 febbraio del 2009 al Teatro Cristallo di Bolzano, per la stagione l’Arte del far ridere, il 13 e 14 a Mezzolombardo e Grigno in provincia di Trento (Coordinamento teatrale trentino), il 28 febbraio al Teatro di Bucine in provincia di Arezzo a cui seguirà una tournée regionale per la Fondazione Toscana. Il 6 marzo al Teatro Puccini di Merano per la stagione di Merano Viva.
“Ridere” e “Viva”, due titoli che per Maria Cassi sono indispensabili nella sua carriera artistica.
Maria Cassi ci spiega com’è arrivato l’invito per Los Angeles, dopo ben ottanta repliche a Firenze dove ogni sera ha registrato il tutto esaurito?
“Nel mese di maggio è arrivato in teatro Peter Schneider, l’ex direttore artistico della Walt Disney, ora produttore di spettacoli teatrali, molto famoso in America, è rimasto a Firenze per molti giorni e lo spettacolo gli è piaciuto tanto da chiedermi se accettavo la tournée. Ora lo metto in scena a Los Angeles così com’è, come l’ho recitato fino ad ora in Italia, in italiano, francese e in gramelot, integrato da frasi in americano maccheronico, per familiarizzare il pubblico. Ma sono i gesti, la mimica, e le canzoni a fare da linguaggio universale. La cosa più importante è l’improvvisazione che si basa sull’impianto drammaturgico che costituisce lo spettacolo. La scommessa è quella di recitarlo davanti ad un pubblico americano e capire cosa questa esperienza mi restituisce e loro cosa daranno a me. Crepapelle è adatto a un pubblico internazionale, perché il linguaggio della comicità che si fa universale, si basa sul lavoro non legato alla battuta. La parola diventa gesto e il gesto diventa parola. Così come sono io che supero le barriere culturali. Ma devo molto anche al Teatro del Sale (di cui è direttrice artistica e gestito con il marito Fabio Picchi che gli fa anche da agente), un teatro frequentato da tanti soci americani, seguito dalla stampa americana”. Mi hanno definita anche la Robin Williams italiana”.
Barriere superate da una vita spesa per il teatro. Non solo in Italia.
“Ai tempi di Aringa e Verdurini (il duo composto da Maria Cassi e Leonardo Brizzi, ora sciolto) sono stata in tournée in Giappone, Thailandia, Malesia, nel nord Europa,mesi e mesi di recite all’estero. Sono tranquilla alla mia età e questa esperienza non mi cambierà la mia vita. Doveva andare così. Sono sinergie che arrivano e sistemano tutto!”.
Sinergie e visite importanti al Teatro del Sale.
“Tante persone con le quali con affetto, che hanno rispetto per la cultura. Come Elvis Costello che vuole scrivere delle musiche per me. Un incontro con una persona conosciuta anni fa e con la quale c’è stato un carteggio costante, un’amicizia mai persa anche a distanza. Nascono laboratori d’idee e altre proposte come quella di Parigi, una città che amo particolarmente e dove andrò con Crepapelle al Théatre du Rond – Point diretto da Jean – Michel Ribes, grazie ad Alfredo Arias che è venuto a vedermi a Firenze”. E da Parigi si è mossa perfino Ségolèn Royale per andare a vedere Crepapelle!


Katergo




