domenica, 28 settembre 2008, ore 14:36

 

BLOG

CHE

PASSIONE  

 

lettera B 

Se ne sfogliano a decine ogni giorno, un campionario assortito di varie umanità, dove la curiosità è alla ricerca di qualche traccia, sentore, particolare anche insignificante per trarne  spunti, idee, o solo la semplice voglia di starci.  Si cerca, si scarta, si traccia una riga tra quelli  opinabili o contestabili. Possono darti l'impressione di voler comunicare, ma anche di solitudine? O altro?. Blogger incazzati, blogger delusi, arrabbiati, confusi. Altri poetici, melanconici/malinconici, in cerca di/ o di qualcosa. lettera L

Blog poetici, sentimentali, fiumi di parole, parole dette e non dette. Frasi composte e scomposte. Urlate, sussurate, sibilate o ancora sconnesse, meravigliosamente espresse. Ognuno di noi lo fa come meglio crede: potenza del blog; un mare nostrum in cui tutti possiamo navigare a vista e incrociare altri naviganti. Qualche isola ristoratrice dove calare alla fonda l'ancora. Ci sono blog in cui ci si riconosce. Stessi pensieri, stesse opinioni, suggestioni scambiate/donate/offerte e ricevute.  Altri rispettati , altri ancora non desiderati.   lettera O

Blog in cui perdersi. Invidiati ma non troppo. Ammirevoli. Decisi/concisi. Spesso anonimi, velati, mascherati,politicizzati, surreali, metafisici- meta - comunicativi- meta…. Blog per tutti i gusti. Hard ed eros, colti/ sciocchi, elogianti, auto - referenziali. Il rischio è diventare troppo auto ”nonsocosamaècosì”. Blog finestre sul mondo. Aperte e chiuse. Chi accoglienti chi indisponenti. Ma pur sempre viventi.

lettera G

 

 

 

Robertoerre
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categoria : la scatola delle cose futili

venerdì, 26 settembre 2008, ore 16:51

ISOLA DELLA MENTE

casa

Pietre desolate accecate dal sole impietoso. Frammenti di fatiche millenarie, baluardi di vita estinta, rifugi dell'uomo un tempo pastore, lande sperdute testimoni di civiltà scomparse. Isola minore posta in disparte, di roccia composta, solitaria e orgogliosa si erge dal mare su scogliere inaccessibili frastagliate, esposte allo schiaffo del vento. Folegandros l’isola della mente. Rifugio accogliente e silente. Ti accoglie placida nel suo ventre quando entri nel porticciolo di Kavarostatiss. Un lembo di terra rossa a forma di braccio per ripararti dal mare spazzato dal meltemi che spira impetuoso nei mesi estivi. Poche case ti accecano nel loro bianco smagliante. Intorno i colori si fanno sanguigni di terra bruciata e arsa dal sole. Lunghi filari di muretti a secco. Ciotoli di pietra eretti per dare riparo alle poche zolle di terra, macchie bianche sparpagliate ovunque. Sono cappelle votive segno tangibile di fede sincera.  Il rumore è quello del vento che s’insinua e ti rincorre. Mi perdo ancora in quel luogo a me caro. Ricordi struggenti m’inondano l’animo, nostalgico. Sono ricordi a me cari. Eppure lontani. Aspro il profumo di timo selvatico caparbio nel vivere in rocce assolate

terra rossa arida e antica resa dura e ferrigna da venti sprezzanti

salino sale dal mare inquieto

sibilando negli anfratti, vecchie dimore di lucertole curiose

lontani sentori di fichi d’india ancora acerbi

rifrange la luce sui sassi bianchi e accecanti.

bacche di ginepro sparse in pungenti rovi segnati dall’arsura, rossastri e aciduli

al tramonto tutto s’acquieta.

Si sparge sottile l’aroma di mandorla dolce

terra desolata e poco generosa s’erge maestosa sul mare egeo

balza imponente su acque inquiete

schiaffi di schiuma

in alto tiepidi campi

rinfresca il palato il pallido melone

miele di ginestra

ancestrali sapori mediterranei.

il frutto si sposa

fichi colti all’alba da mani incallite

verdi smaglianti

salvia odorosa

nell'aria ondeggia

Per sentieri arrampicati su scogliere vagavo senza meta. File di sassi disposti in lunghe file a riparo della scarsa terra. Rimbalzano i nomi. Il mare delle Cicladi. Lividi la spiaggia bianca. Katargo, spiaggia nascosta dove il meltemi spirava sull'acqua in cui ci si rispecchia. Rivedo io stesso in un viaggio a ritroso. Folegandros, isola rocciosa e silenziosa. Luogo dove la mente e il pensiero ritrovano la loro casa in cui abitare in silenzio.

Sapore di un nuovo amore

salino vagante e sensuale

faro illuminante alla ricerca di senso.

Ti offro

uva di Zacinto.

Sapore di un nuovo amore

ti chiedo ancora

un sorso di vino zibibbo

crepuscolo dolce prima del buio.  

A domani mio destino cercato.

 

 

Robertoerre
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categoria : raccontimiei/tuoi

sabato, 20 settembre 2008, ore 09:33

 

 

CREPAPELLE, DA FIRENZE A LOS ANGELES

per far ridere a più non posso

Maria Cassi attrice Teatro del Sale Firenze

 

 

Crepapelle è uno spettacolo divertente, intelligente, raffinato e ironico, ma anche capace di vedere al di là delle apparenze consuete. Interpretato con magistrale bravura da Maria Cassi del Teatro del Sale di Firenze. Un'attrice straordinaria, capace di regalare al pubblico con sagacia e stile un'allegria contagiosa. Sa andare dritto al cuore e risveglia quella vena d'umorismo vero, pensato e realizzato sul palcoscenico, dopo aver vissuto insieme a tanta gente. Crepapelle è la rappresentazione di una parodia dei pregi e difetti dei parigini e dei fiorentini (ma anche italiani), mescolati tra loro, in un gioco di specchi sottile e ironico. Ora Maria Cassi si prepara a far ridere anche a Los Angeles dove debutterà il 18 settembre al Carrie Hamilton Theatre, in una tournée di due settimane. Dopo gli Stati Uniti sarà la volta di Parigi al Théâtre du Rond – Point diretto da Jean – Michel Ribes, dove sarà in cartellone per sei settimane nel 2009 (date da destinarsi).  In Italia  il 12 febbraio del 2009 al Teatro Cristallo di Bolzano, per la stagione l’Arte del far ridere, il 13 e 14 a Mezzolombardo e Grigno in provincia di Trento (Coordinamento teatrale trentino), il 28 febbraio al Teatro di Bucine  in provincia di Arezzo a cui seguirà una tournée regionale per la Fondazione Toscana. Il 6 marzo al Teatro Puccini di Merano  per la stagione di Merano Viva.

“Ridere” e “Viva”, due titoli che per Maria Cassi sono indispensabili nella sua carriera artistica.

Maria Cassi ci spiega com’è arrivato l’invito per Los Angeles, dopo ben ottanta repliche a Firenze dove ogni sera ha registrato il tutto esaurito?

“Nel mese di maggio è arrivato in teatro Peter Schneider, l’ex direttore artistico della Walt Disney, ora produttore di spettacoli teatrali, molto famoso in America, è rimasto a Firenze per molti giorni e lo spettacolo gli è piaciuto tanto da chiedermi  se accettavo la tournée.  Ora lo metto in scena a Los Angeles così com’è, come l’ho recitato fino ad ora in Italia, in italiano, francese e in gramelot, integrato da frasi in americano maccheronico, per familiarizzare il pubblico. Ma sono i gesti, la mimica, e le canzoni a fare da linguaggio universale. La cosa più importante è l’improvvisazione che si basa sull’impianto drammaturgico che costituisce lo spettacolo. La scommessa è quella di recitarlo davanti ad un pubblico americano e capire cosa questa esperienza mi restituisce e loro cosa daranno a me. Crepapelle è adatto a un pubblico internazionale, perché il linguaggio della comicità che si fa universale, si basa sul lavoro non legato alla battuta. La parola diventa gesto e il gesto diventa parola. Così come sono io che supero le barriere culturali. Ma devo molto anche al Teatro del Sale (di cui è direttrice artistica e gestito con il marito Fabio Picchi che gli fa anche da agente), un teatro frequentato da tanti soci americani, seguito dalla stampa americana”. Mi hanno definita anche la Robin Williams italiana”.

Barriere superate da una vita spesa per il teatro. Non solo in Italia.

“Ai tempi di Aringa e Verdurini (il duo composto da Maria Cassi e Leonardo Brizzi, ora sciolto) sono stata in tournée in Giappone, Thailandia, Malesia, nel nord Europa,mesi e mesi di recite all’estero. Sono tranquilla alla mia età e questa esperienza non mi cambierà la mia vita. Doveva andare così. Sono sinergie che arrivano e sistemano tutto!”.

Sinergie e visite importanti al Teatro del Sale.

“Tante persone con le quali  con affetto, che hanno rispetto per la cultura. Come Elvis Costello che vuole scrivere delle musiche per me.  Un incontro con una persona conosciuta anni fa e con la quale c’è stato un carteggio costante, un’amicizia mai persa anche a distanza. Nascono laboratori d’idee e altre proposte come quella di Parigi, una città che amo particolarmente e dove andrò con Crepapelle al Théatre du Rond – Point diretto da Jean – Michel Ribes, grazie ad Alfredo Arias che è venuto a vedermi a Firenze”. E da Parigi si è mossa perfino Ségolèn Royale per andare a vedere Crepapelle!  

 

 

 

 

Crepapelle

 

Robertoerre
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categoria : interviste famose

giovedì, 11 settembre 2008, ore 18:21

Cuoredisasso
 cuore di sasso immagine
E’ dolore di pietra spezzato
d’amore a lungo bloccato in reconditi anfratti
nella mano di lei
stretto con tremito gesto
alla vista di lui si schiuse affranto
era cuore di sasso
di pietra indurita
spezzato
in tanti frammenti scomposti
rabbiose schegge scagliate lontane da gesti sofferti
oblio amoroso
inerte stridente
in assenza di vita scalfito da gesti impazziti
ferito per troppa indolenza
rifugge da sguardi impietosi
per obliqui sentieri nascosti
implorando clemenza
ad una fatale sentenza.
 
 
(pubblicato sul blog)
                          Rosso Venexiano Salotto di Poesia Letteratura Pittura Fotografia
Robertoerre
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categoria : poesiemie

giovedì, 04 settembre 2008, ore 15:08

Katergo

 

mare di vetro immagine

Un mare di vetro ci divide, ed il mio lamento uccide il sentimento.
La luce attraversa l’immobile mio pensiero
che neppur mi fa annegare,
prigioniero di una chiglia crudele alla deriva
sento a me il cuore mio diviso
cibaménto di un amore lontano,
flottante
in balia di fortunali perigliosi,
scruto invano orizzonti smarriti.
A te chiedo un porto sicuro,
 riparo acquiescente dove giacere.
 
 
 
 
 
Robertoerre
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categoria : poesiemie

mercoledì, 03 settembre 2008, ore 08:49

VI PORTERÒ CON ME
Cos’ è che non vedo nulla e ho tanto freddo? Mi sento toccare, lavare e riscaldare, mi lamento anche perché ho fame. Cerco di capire, ma è tutto così grande intorno a me che non capisco cos’ è.
E poi sei arrivato tu!
 Ho sentito subito il tuo calore, quando mi hai preso tra le mani, muovevi la bocca, ma non capivo cosa mi dicevi, facevi dei versi e che versi, come i miei fratellini. Le tue mani sono poi state moltiplicate, i miei occhi vedevano persone che mi coccolavano, mi facevano giocare e io vi seguivo, quando potevo.
Ebbene sì, anche se i miei anni passano più velocemente dei vostri, ho capito che voi siete la mia famiglia, la mia casa. Dalla mia terra dove sono nato immerso nella pianura nebbiosa, voi mi avete dato un tetto in mezzo a tanti prati e tanto affetto.
Non mi sono mai sentito solo, con me ci sono tanti amici che mi piace far arrabbiare come matti.
Passano lente le giornate, a volte lunghissime, a volte velocissime, sempre vicino a voi.
Come sempre mi avete riempito d’attenzione, quando ho iniziato ad avere problemi, ma è normale, sono diventato vecchio. Non sono stanco, ma sereno perché mi sono divertito moltissimo. Purtroppo ora come in principio, faccio fatica a muovermi, a vedere e persino a mangiare. La vostra voce la sento lontanissima, sono diventato sordo. Solo perché siete vicino a me, vi sento così.
Mi sento dentro un cucciolo, ma fuori sono vecchio e stanco.
Tiratemi la palla lontano che si possa perdere all’orizzonte
Aprite i cancelli che possa ricominciare il mio cammino e il mio destino, perché oltre a quell’orizzonte, oltre a quel cancello, il mio angelo mi prenda per portarmi in un posto dove di orizzonti e di cancelli non ce ne sono.
Ehi! Sono ancora vicino a voi, mi sentite? Il mio arrabbiare, il mio parlare….
Tutto è finito!Terminato? No! Vi porterò con me e quando vedrete un mio simile sarà come fare due passi insieme e il nostro amore non svanirà nel ricordo del tempo.
Il loro cane chiuse gli occhi per sempre.
(by C.S.)
Robertoerre
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categoria : raccontimiei/tuoi

lunedì, 01 settembre 2008, ore 00:12

SIETE TUTTI INVITATI AL PIC NIC AFFETTUOSO
 
picnic1
(immagine tratta da www.picnic-baskets.com)

girasoli 2

Era tanto che desiderava offrire un pic nic agli amici e alle sue amiche, molto più affettuose degli uomini. Pochi per la verità. A dirla tutta, Marilù non era  uno schianto di femmina. “Povera, è così buona e generosa, anzi si svena ogni volta che c’invita a cena”, dicevano di lei. C’era solo un problema: tornavi a casa con le coliche da indigestione. Sette portate principali, un mega dessert, il minimo che ti toccava trangugiare. A Marilù, questa volta, gli era venuta un’idea originale quanto strampalata.
“Voglio organizzare un pic nic affettuoso nel parco di Villa Pratolino”. “Affettuoso?” si chiesero gli amici destinatari dell’invito con busta a forma di girasole, dentro un cartoncino giallo paglierino –anche questo indiscutibilmente floreale – spedito per posta. “Affettuoso in che senso?”, fu il quesito esistenziale che circolò subito dopo in uno scambio telefonico, quasi surreale, tra le decine di convitati. “Pronto? ...Ah ciao Manu, sei tu. cosa?”.... “Certo che l’ho ricevuto pure io l’invito”..... “Un pic nic affettuoso mah? .....”Tu che ne dici?” ......”Boh, che ne so io! Marilù stavolta si è allargata mi sa!”...”Enri ci sei? Pronto?” “Eccomi, cosa?”... “Ah sì l’ho visto, pensavo fosse pubblicità dell’Esselunga. Un pic nic affettuoso?” ...“Che idea! Solo la Marilù poteva partorire una roba del genere. Magari dobbiamo andare e baciarci tutto il giorno?”..... “Sarà mancanza d’affetto, come il solito”.... “Carlo tu hai idea cos’è, ma non so, forse, come dobbiamo vestirci?”... “C’è scritto che sarà molto affettuoso”... “Si va bè ma poi cosa si mangia, ma non hai letto?”.... “Eh? Quello sarebbe il menù? Aiutoooo, pensavo fossero poesie!”... “Ma cosa vai a pensare! Sono i piatti che ha deciso di servire”... “Piatti? E se non andiamo cosa succede?”... “Che la Marilù si taglia le vene!..., mi ha detto Carlo che è una settimana che va su è giù dalla cantina con barattoli di vernice gialla e arancio. E’ tornata dall’Ikea con un baule enorme di vimini, candele con il bastone, girasoli di plastica, un tavolino da colazione a letto tutto arancio a pois, pupazzi a forma di giraffa, leoncini e pantere. Ha trovato anche una borsa frigo da comitiva turistica. Ci sta dentro un tonno intero!”... “Si è bevuta il cervello!” – fu il pensiero collettivo telefonico – trasmesso a livello empatico da tutti.
Intanto Marilù procedeva come un generale di corpo d’armata sul campo di battaglia. Aveva schierato dieci divisioni d’assalto. “Tovaglie di carta a fiori, rosse, gialle e arancio. Tovaglioli di carta crespa, bicchieri di vetro dipinti con fiori e girasoli, cuscini, un gazebo, la cesta di vimini che poteva contenere la dote di nozze di dieci nonne.
Mancavano solo sei giorni al pic nic a Villa Pratolino. Sei giorni d’incubo.
“Affettuosi origami affettati”... apriva la gara pantagruelica affettuosa. Stava per affettati e salumi, ma la Marilù aveva frequentato un corso d’origami giapponese l’anno scorso. Gli era venuta la fissa. Salame ungherese, speck dell’Alto Adige, culatello a forma d’origami. Un peccato mangiarli. Ma con il salame ci vuole il pane in una merenda come dio comanda. Pardon pic nic! “Trecce intrecciate d’abbracci” . Aveva stressato il panettiere sotto casa fino a quando era riuscita a farsi impastare panini intrecciati abbracciati tra loro. La commessa del panificio l’aveva guardata strana. Due chili di riso che Marilù aveva trasformato in “insalata di sor- riso”- “per far sorridere il palato” c’era scritto sul menu giallo girasole. Rigorosamente senza wurstel. Alla Mari... facevano schifo! Visto che si trattava di un pic nic estivo inizio luglio – prima delle ferie – aveva pensato anche all’estate quando si vedono di notte le lucciole. Solo che non aveva trovato l’abbinamento con la pasta, e così aveva scelto : “Gialle farfalle di pasta, condite con crema di pollo ruspante dal cortile e nocciole”- “con l’estate arrivano anche le farfalle” era la giustificazione. Peccato che di farfalle non se ne vedesse nemmeno l’ombra.
Dai prati al mare. Uno penserebbe adesso la Marilù ci propina pesce fritto. Sbagliato! Banale. “Peperoni al mare” –  era la ricetta segreta -  della zia di Viareggio ereditata dalla cuoca affettuosa. Nel senso che arrostiva peperoni, solo gialli per carità!- purtroppo arancio non esistono - e li riempiva d’acciughe e capperi. Pesce azzurro e capperi di Pantelleria. Ricordi di una vacanza agostana quando la Mari si era ustionata a raccoglierli sotto il sole in mezzo alle rocce dell’isola. Quella volta aveva rischiato di farsi ricoverare per bruciature di terzo grado, ma al pronto soccorso non aveva voluto mollare il cesto con i preziosi frutti. Così per rinfrescarsi la bocca, dopo il peperone marino, era la volta dei “boccioli di rosa caramellati”. Che idea balzana. Era stata la Nella a raccontare di aver saputo di un party esclusivo a Venezia dalla contessa Crepapaldi – Corrubi, dove avevano servito zuppiere d’acqua alla melissa con dentro boccioli di rosa caramellati. In onore di un’attrice americana che adorava le rose. Secondo la Nella la verità era che, quel giorno, il giardiniere aveva tosato tutto il roseto della contessa - e lei non le aveva volute buttare nel pattume – quelli del catering si erano feriti le mani a furia di spinarle, ma non c’era stato niente da fare. Tanto per restare in tema, il pic nic proseguiva con “luna di marmellata e languide carezze”.
A Giacomo quando aveva ricevuto l’invito, gli era andata su la pressione. “Languide carezze, accidenti che sballo!” - aveva esclamato – sperando in un intermezzo erotico – gastronomico con qualche bionda partecipante. Peccato deluderlo: erano solo marmellate di more, ribes e lampone servite con biscottini. Poteva consolarsi con le “coccole di cocco e menta... per chi non si accontenta....” e “ strati di dolcezza sedimentati tra loro, scalati dove la vetta orsù è imbiancata di dolce ripieno alla crema pasticcera, amaretti e bianco d’uovo montato come se fosse appena nevicato”. Tutto un programma. Sembrava un manifesto del Club Alpino Italiano gemellato con l’Accademia del Gourmet. Dulcis in fundo! La Mari.. aveva previsto anche la frutta. “Un boccone di melone arancio – questo sì che lo era -  e anguria che goduria", una catasta a piramide composta da palline arancio, gialle  e rosse,  dove aveva infilzato un centinaio di bandierine colorate con scritte “w il pic nic affettuoso”. I sei giorni erano trascorsi e la Mari.. aveva caricato la sua utilitaria e per tre volte aveva fatto la spola su e giù da casa al parco. Dieci chilometri all’andata e dieci al ritorno per tre fanno 60 chilometri. “Gazebo montato ok” – aveva spuntato dalla lista delle cose da fare, “Tovaglie stese ok, piatti impilati, ghiaccio nelle vaschette. Girasoli piantati nel prato ok” –  di plastica - anche se gli era balzata per il cervello l’idea di andare fino in Umbria a raccoglierne qualche fascio. “Origami affettuosi su letto di ghiaccio” – è caldo in luglio – “baci e abbracci” - le farfalle cotte a vapore per farle restare al dente, succhi gialli e arancioni, di frutta per i bambini. “Insalata di sor-riso” dove sopra aveva disegnato con la maionese uno smail. Con le carote, gli occhi e striscioline di peperone per la bocca. Per il naso aveva usato un cetriolo. Per il dolce stile Everest a tre piani, si era ingegnata per costruire un’impalcatura di polistirolo che tenesse su gli strati di pasta frolla, crema pasticcera, bianco d’uovo, mousse di cioccolato, e amaretti. Roba da farti venire una crisi glicemica. 
Tutto ok. Il pic nic era pronto per essere servito molto affettuoso. Tutti erano stati affettuosi quel giorno. Facevano a gara per andarci.
La Marilù non stava più nella pelle. Quella mattina di domenica si era svegliata alle cinque. Con i bigodini in testa aveva tarsferito dall' ascensore alla cucina venti pentole di cibo.  Sulle scale del suo condominio si sentivano odori di zafferano, curcuma, curry, vaniglia – sembrava di essere in un suq arabo - o in un mercato di spezie turco.
A mezzogiorno in punto venne giù un acquazzone.
Le farfalle di pasta navigavano nell’acqua piovana. girasoli 2
I girasoli si ammosciarono.
Il gazebo si piegò in due e crollò a terra.
La piramide di melone e anguria rotolò giù per i vialetti del parco.
Il dolce montanaro si era squagliato subito dopo il primo tuono. Il bianco d’uovo era troppo soffice per resistere.
Marilù per sei giorni non aveva letto i giornali e la televisione era guasta da due settimane. Non aveva tempo per chiamare il tecnico.
Gli amici non avevano trovato il coraggio di telefonare a Marilù per avvisarla che il meteo prevedeva pioggia per quella domenica. Poteva restarci male e pensare che fosse una scusa per non andare al suo pic nic affettuoso.
Marilù non capì se erano sue le lacrime o l’effetto delle gocce d’acqua che colavano dal suo cappellino a fiori arancio e giallo. O di quello che restava del suo pic nic affettuoso.
Non aveva nemmeno l’ombrello.
(by c/0 C.S.)
girasoli 3 Massimo Beltrami
 (opera dipinta da Massimo Beltramo)
Robertoerre
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categoria : racconti scomodi