Momentaneamente assente. Torno subito.
La statua nella nebbia

Quel giorno si era svegliata con la nebbia e ciò la rendeva molto infelice. Un evento raro per la sua città, ma proprio per questo difficile da sopportare. Lei, la statua, era abituata tutte le mattine ad ammirare i passanti che circolavano in campo, in fin dei conti era l'unico suo passatempo da quando avevano deciso di collocarla lì. Lei avrebbe preferito una piazza più grande, con vista panoramica su qualche vetta alpina magari innevata. Sentiva spesso parlare delle montagne, ma non le aveva mai viste purtroppo. Lo scultore che l'aveva fatta era di Venezia e quando gli fu commissionata dal Doge, l'unico viaggio era stato quello dalla bottega dell'artista fino al ponte delle Zattere, e da qui al campo. Oggi poi c'era la nebbia e si sentiva ancor più triste. Non riuscivo a vedere nemmeno la punta del suo naso e le persone che passavano da quelle parti erano solo delle ombre sfuggenti. Il suo hobby era quello di contare ogni giorno quante persone percorrevano il tragitto da un parte all'altra del campo. Fino ad oggi aveva contato quattordici milioni, trecento mila settecentoquattro uomini e donne, cinquemilaquattrocentoventiquattro cani, duemila gatti. Una volta era passato anche una scimmia scappata da qualche zoo, ma aveva perso il conto di quanti piccioni si erano posati sulla sua testa, lasciando spesso tracce organiche maleodoranti. Aveva anche sentito dire che la nebbia a Milano era una consuetudine e che nessuno in quella città ci faceva più caso. Si consolò e pensò tra sé e sé: "Meglio rinunciare a chiedere il trasferimento. Ci saranno pure le montagne a Milano, ma poi cosa te ne fai se non le puoi mai vedere. Resto qui a casa mia. Si soffre un po' di reumatismi per l'umidità del mare, ma quando c'è il Carnevale ci si diverte così tanto”. E chiuse gli occhi pensando al domani senza nebbia e senza sogni.
Lo sguardo di pietra

Da secoli era stata condannata a rivolgere il suo sguardo altrove, senza mai poter girare la testa. Non gli era consentito di vedere nessun uomo che camminava sulla riva destra del Canal Grande. I suoi occhi potevano vedere solo la facciata del palazzo che si ergeva dall'acqua, posto sull'altra riva. Un superbo palazzo di proprietà di una nobile famiglia nobile, tra le più importanti della Serenessima. Alla testa di donna gli era stato impedito di guardare gli uomini che passavano sotto l'arcata del ponte di Rialto. Il rischio era quello di restare abbagliati dalle sue grazie femminili. La sua conturbante bellezza avrebbe potuto disorientarli e farli cadere nelle acque torbide del canale. Su ordine dei giudici la sua visuale era limitata solo verso le ampie finestre di quel palazzo di marmo. Chi ci viveva aveva l'ordine di non soffermarsi mai davanti ad una delle finestre, e di tenere oscurati i vetri da tende di spesso velluto. Lo sguardo della testa avrebbe potuto pietrificare il malcapitato punito dalla sua insana curiosità. La stanza dell'ultimo piano posta ad angolo del palazzo aveva una finestra che dava esattamente sul ponte e in direzione della testa. Nessuno ci viveva per paura di incorrere nel terribile castigo. Fino a quando un giovane straniero era arrivato a Venezia e aveva scelto di dormire in quella stanza. Nessuno si era ricordato di avvisarlo del divieto di guardare dalla finestra. Da tanti anni nessuno ci pensava più. Il giovane ragazzo aprì le tende per ammirare il fascino di quel canale ammirato in molte opere d'arte. Stentava perfino di crederci. Voleva riempire di bellezza i suoi occhi, quella bellezza tanto decantata nelle storie romanzate che Venezia aveva ispirato a molti scrittori. Aveva perfino deciso di dipingere su tela ciò che avrebbe visto dalla finestra. Aprì le vetrate e il suo sguardo fu catturato da quella strana testa di donna posta sul marmo della facciata del ponte. Fece solo in tempo a cogliere un labile sorriso sulle labbra di quel viso e il suo corpo diventò di pietra. La stanza fu immediatamente chiusa e le chiavi gettate nel canale. Dall'esterno del palazzo se si alza lo sguardo, dietro il vetro della seconda finestra appare un'ombra fatta di pietra. Immobile.
Gaza-Roma - A più di una settimana dall'inizio dei bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza e delle successive incursioni terrestri, i servizi chirurgici sono al collasso e c'è urgente bisogno di medici specializzati in chirurgia vascolare per curare il numero sempre più elevato di feriti. A Gaza, l'unità di terapia intensiva dell'ospedale di Shifa è al completo. I rischi per la sicurezza impediscono ai pazienti e al personale sanitario di raggiungere gli ospedali.Gira la giostra

Luminosa gira vorticosamente dentro un cerchio immaginario
trasporta sogni felici di visi sorridenti ,
illuminati da mille lampadine.
Luci barocche scaldano l'aria del freddo notturno,
girandola frenetica sussulta su sbalzi di cavallucci a dondolo
rincorre praterie immaginate da sogni di bambino,
tutto luccica e splende di ori zecchini,
rossi vermigli e argenti smaltati
mille cerchi veloci negli occhi di anime innocenti.
Giostra della vita ruotante.
L'inclinazione dell'acqua

Come su un piano inclinato ove l'acqua scivola e crea un'illusione prospettica. Finzione e realtà di un gioco virtuale in onde scure spinte da sotterranee correnti. Disincanto di magiche vedute in cui tutto si confonde, stupisce e smuove anime sopite.
Riflessi nell'acqua di un quadro astratto mai dipinto

La luce riflette nell'acqua immagini di case capovolte come in un gioco di specchi. Eppure il confine labile tra realtà e finzione si fonde e si mescola trasfigurando la verità in artificio. La Natura lascia spazio ad un pittore e al suo quadro astratto mai dipinto da mano umana.
La linea sottile che divide

La linea sottile di luce che separa la città sull'acqua. Una riga divide a metà un'immagine colta il primo giorno del nuovo anno. Una fotografia tagliata in due come a significare due mondi distinti, opposti tra loro, eppure parte di un solo regno. Un effetto ottico non voluto, sovrapposizione di luce dove il sole irrompe nella foschia mattutina di un'alba gelata.
