giovedì, 02 luglio 2009, ore 23:14

 

 

sassi 1

 

TERRA ARSA


Aspro il profumo di timo selvatico,

caparbio nel vivere in rocce assolate

terra rossa arida e antica,

resa dura e ferrigna da venti sprezzanti

salino sale dal mare inquieto,

sibilando negli anfratti, vecchie dimore di lucertole curiose

lontani sentori di fichi d’india ancora acerbi,

rifrange la luce sui sassi bianchi e accecanti.

Bacche di ginepro sparse in pungenti rovi,

segnati dall’arsura, rossastri e aciduli

al tramonto tutto s’acquieta.

Si sparge sottile l’aroma di mandorla dolce

terra desolata e poco generosa,

s’erge maestosa sul mare egeo

balza imponente su acque inquiete

schiaffi di schiuma

in alto tiepidi campi,

rinfresca il palato il pallido melone

miele di ginestra

ancestrali sapori mediterranei.

Il frutto si sposa,

fichi colti all’alba da mani incallite

verdi smaglianti

salvia odorosa

nell'aria ondeggia.

© Roberto Rinaldi

 

Da questa poesia è nato un piatto ideato da Maria una cuoca di Torino che dopo averla letta ne ha tratto un piatto decisamente originale e molto gustoso. Lei e un suo collega lo hanno cucinato per amici poeti e il risultato è stato straordinario. per sua gentile concessione pubblico la ricetta. La salvia e il timo proveniva dall'isola di Folegandros nelle Cicladi minori, isola definita della mente, dove è stata composta questa poesia.

 Ingredienti

Spallina di agnello disossata
una manciata di timo e salvia
una manciata di fighi secchi
qualche mandorla tostata
vino rosso  tipo il Cirò
sale, olio extravergine.

 

La spalla d'agnello va disossata allargando con un coltellino e si fanno delle piccole incisioni interne dove si riempono di un impasto preparato in precedenza (salvia sale e timo sbriciolato finemente) Si lega con spago da cucina dando una forma cilindrica. In un tegame si fa rosolare nell'olio extravergine da tutti i lati poi si bagna con del vino rosso tipo il Cirò, si fa sfumare, si aggiunge del brodo vegetale e si finisce la cottura in circa un'ora. A parte si tagliano a filetti sottili i fichi secchi. In un tegamino si coprono con lo stesso vino e si fanno cucinare finchè non risultano disfatti , facendo attenzione che il vino non asciughi troppo. Regolare di sale solo alla fine, Lasciare raffreddare l'arrosto poi affettarlo non troppo sottilmente ricoprendolo col suo sugo di cottura e accanto aggiungere un paio di cucchiaiate di fichi, decorare con filetti di mandorle tostate.

Il piatto aveva tutti i sapori dell'isola, i profumi di queste erbe aromatiche raccolte al tramonto. Maria è stata bravissima a riprodurre ciò che avevo percepito sull'isola e solo la poesia non poteva descrivere.  

fico

Robertoerre
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Commenti
#1    04 Luglio 2009 - 04:55
 
ciao Roby, per un attimo leggendo, sono tornata alla cena poetica di Maggio, la poesia è sempre emozionante ed adesso è anche legata a un ricordo dolce, spero che "Terra Arsa" suggelli l'inizio di una lunga amicizia.
con Affetto
Maria
utente anonimo

#2    04 Luglio 2009 - 22:23
 
Ciao Roberto....non riesco a collegarmi con Maria...dopo la cena che abbiamo fatto al "Tram_poetico" e una delle poche che nel suo ha lavorato tantissimo perchè si potesse avverare un sogno, una poesia in cena tra tanti bravissimi poeti.
Ti ringrazio in anticipo, se riesci a comunicarle un mio grandissimo abbraccio ed a presto.
E si complimenti per testo e cena!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente carloesse75

#3    04 Luglio 2009 - 23:55
 

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COME SI DICE...."UN BEL PALLEGGIO"...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente carloesse75

#4    04 Agosto 2009 - 14:07
 
Ciao Roberto,

Gesù ti benedica,
bjs
claudia
utente anonimo

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categoria : poesiaincucina