INTERVISTA A IGNAZIO MARINO
Ignazio Marino senatore eletto nelle file del Pd è nato a Genova ed è docente universitario di chirurgia dei trapianti. Ha lavorato a lungo come chirurgo negli Stati Uniti fino a quando nel 1999 ha deciso di rientrare in Italia per dedicarsi alla fondazione di un centro trapianti a Palermo. Nel 2003 si è trasferito nuovamente in America a Filadelfia per dirigere il centro trapianti del Jefferson Medical College, una delle più antiche università americane. Nel 2005 ha pubblicato il libro “Credere e curare” edito da Enaudi, un saggio sulla professione medica e sulla crisi che si è venuta creare intorno a questa figura. Fondatore dell'associazione Imagine Onlus che opera nel campo della solidarietà internazionale e nelle tematiche sanitarie. Nel 2006 si è candidato ottenendo l'elezione a senatore come indipendente con i Democratici di Sinistra, e ha ricoperto l'incarico di presidente della Commissione Sanità del Senato, dove ha presentato un disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà finalizzato al testamento biologico e contro l'accanimento terapeutico. L'iter legislativo non è arrivato al suo termine per l'interruzione della legislatura di Romano Prodi. La sua è una battaglia in difesa della libertà di cura e in difesa della Costituzione.
Lei si è dichiarato pubblicamente contrario al disegno di legge del Governo sostenendo che va contro la Costituzione e perché non tutela il diritto alla libertà di scelta. Qual'è la sua motivazione?
“Sono contrario perché si è votato una legge molto diversa da quella di cui aveva realmente bisogno il paese, mentre c'era necessità di una legge, così come hanno fatto tutti gli altri paesi occidentali, che desse la possibilità a ciascuno di noi di indicare per iscritto le terapie alle quali intende essere sottoposto e quelle che non accetta nel momento in cui non è più in grado di esprimersi.”
Diversamente si rischia di violare la Costituzione?
“Si perché bisogna rendere attuale quel principio così chiaro della Costituzione Italiana nella quale si dice che nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario senza il suo esplicito consenso, ma risente, pur essendo una norma scritta con una sintesi mirabile, del periodo storico – scientifico in cui è stata scritta nel 1947. Il primo respiratore automatico è stato inventato nel 1952, la prima nutrizione artificiale alla fine degli anni '60. È evidente che i nostri padri costituenti non potevano immaginare che da lì a poco, sarebbe avvenuto un cambiamento sostanziale, come nel caso di un paziente mantenuto in vita artificialmente, ma non più nelle condizioni di dare il suo esplicito consenso o dissenso, rispetto ad una terapia. Possiamo immaginare che informati dal medico sulle possibili conseguenze rispetto a certe terapie, noi le indichiamo quando a fronte di particolari condizioni, nel caso non sia più immaginabile un recupero dell'integrità intellettiva e il recupero di una vita normale, in quella situazione può essere applicabile una norma sulla base di quello che io ho indicato in precedenza. Desidero proseguire le terapie oppure no?”.
Ritiene utile magari fare una revisione a questo articolo della Costituzione?
“Non è necessario perché il principio costituzionale è molto chiaro, il problema è che non si poteva immaginare che si veniva poi a creare una condizione dove il trattamento sanitario deve essere sottoposto al consenso scritto. Si presumeva che la persona possa parlare. Chi poteva supporre che a breve ci sarebbero state delle scoperte e invenzioni, nella maggior parte dei casi straordinariamente utili capaci di salvare molte vite umane, ma la tecnologia deve diventare obbligatoria per la persona solo perché è stata inventata una nuova tecnica, o è la persona che decide di utilizzare quella tecnologia?”
La macchina che si sostituisce all'uomo?
“Dal mio punto di vista dare la priorità alla tecnica significa quasi venerare una forma di idolatria dello strumento tecnologico, questo comporta una rinuncia all'umanesimo e forse anche una rinuncia alla carità cristiana. La decisione se una terapia è sproporzionata o no deve rimanere solo della persona”.
Un principio ascritto alla libertà della persona?
“Un principio della Costituzione che dovrebbe essere largamente condivisibile da tutti. Io invece mi stupisco che rispetto al dibattito acceso nato sul caso Englaro, dove mediaticamente abbiamo visto, e questo lo considero un bene, un profondo disagio emerso in molte famiglie che assistono disabili gravi, persone in stato vegetativo persistente, che non hanno aiuti sufficienti. Io ho letto in aula al Senato la testimonianza di un padre che ha dovuto, avendo fatto una scelta legittima che io condivido - e voglio ribadire che non propongo una legge per staccare la spina, ma una legge per la libera scelta - portare sua figlia in stato di coma vegetativo da Ragusa a Ferrara, perché non trovava il sostentamento per assistere adeguatamente la propria figlia”.
La legge approvata non prevede un sostegno a queste persone?
“In una legge come quella approvata dalla maggioranza, quando l'esempio degli altri paesi è quello che non si può assistere le persone sulla fine della loro vita, senza investimenti appropriati per le cure palliative, le terapie del dolore, gli hospice, nell'assistenza ai disabili gravi, noi abbiamo invece una legge che non riporta una riga a riguardo, non un euro investito. In Italia esistono 120 hospice, di cui 103 sono al Nord e solo 17 al Sud, 38 in Lombardia e solo tre in Sicilia con cinque milioni di abitanti”.
Quindi c'è un vuoto legislativo e questo penalizzerà maggiormente quelle regioni che non si sono attrezzate?
“Sono scandalizzato nel sentire come questi problemi saranno affrontati in una legge successiva. Che segnale si da ai cittadini che si trovano in difficoltà? In questa legge si inseriscono solo gli aspetti ideologici, fatta con urgenza, mentre quelli concreti e di sostegno finanziario vengono rimandati”.
Lei nella sua proposta di legge invece cosa proponeva?
“Io prevedevo su 26 articoli ben 13 tutti diretti alle cure palliative e per il dolore. Questi emendamenti sono stati tutti considerati inammissibili. Non si volevano nemmeno portare al voto. Io porterò domani a voto palese (ieri per chi legge, ndr) un emendamento, e vediamo se avranno coraggio di bocciarlo, nel quale si dice che se un famigliare si trova a carico un figlio in stato vegetativo, decide di assisterlo a casa, disponendo di un solo reddito, si favorisca la possibilità di assisterlo concedendo la prepensione. Io temo che anche questa proposta sarà negata. Lo dicono anche gli specialisti delle cure palliative: scrivere una norma che indichi i principi e allo stesso tempo non offra l'aiuto perché quei principi siano distribuiti equamente, è un controsenso. Non c'è la volontà. Io non capisco se chi da un parte sostiene questa legge, ci sia una volontà di non capire questi problemi. Si resta solo sul piano ideologico”.
L'importanza delle cure palliative è fondamentale?
“In Italia sono stati fatti progressi straordinari e io che ho vissuto negli Stati Uniti posso dire di aver visto qui da noi delle strutture all'avanguardia, troppo poche però. Nel primo governo Prodi nel 1990 era stata fatta una legge che le introduceva, poi non si è fatto più nulla. Ognuno deve avere il diritto di interrompere quelle terapie alla fine di una vita terminale, e altrettanto per chi decide di proseguire avendo a disposizione tutti gli strumenti. Succederà che i più deboli non potranno fare questa scelta”.
Scelta che nel caso del papà di Eluana Englaro ha diviso le coscienze di molti. Secondo lei ha fatto bene a non accettare una tessera di partito?
“Considero Beppino Englaro un eroe civile del nostro tempo che ha voluto sempre rispettare le leggi, si è sottoposto ad un percorso difficile, non ha voluto scorciatoie e zone d'ombra. Ancora una volta ci ha dimostrato come egli non voglia agire strumentalmente, ma solo con rigore e sincerità. La sua scelta va rispettata come altrettanto va rispettata quella del padre che porta la figlia in un centro per continuare le terapie”.
© Roberto Rinaldi
Intervista pubblicata sul quotidiano ALTO ADIGE di Bolzano Pagina della Cultura
CREPAPELLE, DA FIRENZE A LOS ANGELES
per far ridere a più non posso

Crepapelle è uno spettacolo divertente, intelligente, raffinato e ironico, ma anche capace di vedere al di là delle apparenze consuete. Interpretato con magistrale bravura da Maria Cassi del Teatro del Sale di Firenze. Un'attrice straordinaria, capace di regalare al pubblico con sagacia e stile un'allegria contagiosa. Sa andare dritto al cuore e risveglia quella vena d'umorismo vero, pensato e realizzato sul palcoscenico, dopo aver vissuto insieme a tanta gente. Crepapelle è la rappresentazione di una parodia dei pregi e difetti dei parigini e dei fiorentini (ma anche italiani), mescolati tra loro, in un gioco di specchi sottile e ironico. Ora Maria Cassi si prepara a far ridere anche a Los Angeles dove debutterà il 18 settembre al Carrie Hamilton Theatre, in una tournée di due settimane. Dopo gli Stati Uniti sarà la volta di Parigi al Théâtre du Rond – Point diretto da Jean – Michel Ribes, dove sarà in cartellone per sei settimane nel 2009 (date da destinarsi). In Italia il 12 febbraio del 2009 al Teatro Cristallo di Bolzano, per la stagione l’Arte del far ridere, il 13 e 14 a Mezzolombardo e Grigno in provincia di Trento (Coordinamento teatrale trentino), il 28 febbraio al Teatro di Bucine in provincia di Arezzo a cui seguirà una tournée regionale per la Fondazione Toscana. Il 6 marzo al Teatro Puccini di Merano per la stagione di Merano Viva.
“Ridere” e “Viva”, due titoli che per Maria Cassi sono indispensabili nella sua carriera artistica.
Maria Cassi ci spiega com’è arrivato l’invito per Los Angeles, dopo ben ottanta repliche a Firenze dove ogni sera ha registrato il tutto esaurito?
“Nel mese di maggio è arrivato in teatro Peter Schneider, l’ex direttore artistico della Walt Disney, ora produttore di spettacoli teatrali, molto famoso in America, è rimasto a Firenze per molti giorni e lo spettacolo gli è piaciuto tanto da chiedermi se accettavo la tournée. Ora lo metto in scena a Los Angeles così com’è, come l’ho recitato fino ad ora in Italia, in italiano, francese e in gramelot, integrato da frasi in americano maccheronico, per familiarizzare il pubblico. Ma sono i gesti, la mimica, e le canzoni a fare da linguaggio universale. La cosa più importante è l’improvvisazione che si basa sull’impianto drammaturgico che costituisce lo spettacolo. La scommessa è quella di recitarlo davanti ad un pubblico americano e capire cosa questa esperienza mi restituisce e loro cosa daranno a me. Crepapelle è adatto a un pubblico internazionale, perché il linguaggio della comicità che si fa universale, si basa sul lavoro non legato alla battuta. La parola diventa gesto e il gesto diventa parola. Così come sono io che supero le barriere culturali. Ma devo molto anche al Teatro del Sale (di cui è direttrice artistica e gestito con il marito Fabio Picchi che gli fa anche da agente), un teatro frequentato da tanti soci americani, seguito dalla stampa americana”. Mi hanno definita anche la Robin Williams italiana”.
Barriere superate da una vita spesa per il teatro. Non solo in Italia.
“Ai tempi di Aringa e Verdurini (il duo composto da Maria Cassi e Leonardo Brizzi, ora sciolto) sono stata in tournée in Giappone, Thailandia, Malesia, nel nord Europa,mesi e mesi di recite all’estero. Sono tranquilla alla mia età e questa esperienza non mi cambierà la mia vita. Doveva andare così. Sono sinergie che arrivano e sistemano tutto!”.
Sinergie e visite importanti al Teatro del Sale.
“Tante persone con le quali con affetto, che hanno rispetto per la cultura. Come Elvis Costello che vuole scrivere delle musiche per me. Un incontro con una persona conosciuta anni fa e con la quale c’è stato un carteggio costante, un’amicizia mai persa anche a distanza. Nascono laboratori d’idee e altre proposte come quella di Parigi, una città che amo particolarmente e dove andrò con Crepapelle al Théatre du Rond – Point diretto da Jean – Michel Ribes, grazie ad Alfredo Arias che è venuto a vedermi a Firenze”. E da Parigi si è mossa perfino Ségolèn Royale per andare a vedere Crepapelle!
