sabato, 06 dicembre 2008, ore 14:59

 

 

Libreria Feltrinelli Venezia Mestre 5 dicembre 2008

Il treno dei Poeti si è fermato nella libreria, accogliente, in cui i viaggiatori poeti provenienti da tutta Italia, si sono conosciuti. Al tavolo Giuseppina e Caterina (Veronica e Ariele in splinder), le valide organizzatrici del tour poetico-ferroviario più originale e simpatico che esista!

Oggi siamo a MIlano, libreria Feltrinelli di via Manzoni alle 17. Vigilia di Sant'Ambrogio a Milano, O Bei, O Bei, nebbia e prima della Scala.

Domani a Roma e Aprilia

 

 

feltrinelli

 

 

feltrinelli 2

 

Robertoerre
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categoria : poesiemie, viaggi lontani, letture ed ascolti

sabato, 30 agosto 2008, ore 03:10

 

Il tonfo del dizionario della lingua italiana

 

libripezzoE’ notte fonda e il rumore dorme. Sono ancora vigile e concentrato nello scrivere, mi viene meglio di notte. Il pensiero si lascia trasportare nelle praterie dell’immaginazione e il foglio di carta virtuale si graffia di nero. Mi manca una parola che proprio non vuole riemergere dall’oblio delle mie sinapsi mentali, forse esauste, vista l’ora: le due e cinquantotto minuti della notte. Si è fatta quasi l’alba. Non mi resta che alzarmi dalla sedia inciampare nel cavo dell’aspirapolvere che giace sul pavimento del salotto da giorni supplicando di essere riavvolto e riposto nello sgabuzzino. Scavalco l’ausilio tecnologico sostitutivo della scopa e mi fiondo nella stanza dove in cima ad uno scaffale conservo un bel dizionario della lingua italiana dalla copertina rossa luccicante. La salvezza a portata di mano. Peccato che sia sull’ultimo ripiano così in alto ma così in alto che per arrivarci ti devi arrampicare e sperare di non restarci sotto tirandoti addosso cinquanta chili di legno di noce e una catasta di libri polverosi. Ci arrivo, lo tocco e riesco ad estrarre dal suo loculo, il “risolvi amnesie - carenze linguistiche". Non immaginate la soddisfazione che provo. Sfoglio impazientemente le pagine e finalmente trovo il termine tanto agognato, quanto  indispensabile per la chiusa della mia storia. "Vecchiardo". Volevo scrivere vecchiardo e il dizionario ha fatto il suo dovere. Spengo il computer, ripongo il tomo nel suo loculo, mi lavo i denti con un dentifricio alla menta piperita.  Finalmente posso addormentarmi felice e contento. Non l’avessi mai fatto! Tempo dieci minuti sento un tonfo da cardiopalma che mi sveglia in preda a sudori freddi. Dal rumore mi è sembrato uno scoppio di una gomma. Un colpo di fucile. Un tonfo! Mi alzo e accendo la luce. A terra c’è il dizionario a pancia in giù spiaccicato sul pavimento. Aperto a metà. Contuso. Che spavento! Tentenno per riprenderlo e mi accorgo che è aperto a pagina 2162 e 2163 alla voce SIGLE. Scorro il primo capoverso e leggo PET. Tomografia ad emissione di positroni. PET sta anche per polietilentereftalato; poliestere ottenuto per policondensazione di glicol etilenico con acido tereftalico: d’eccellenti proprietà meccaniche e impermeabile all’acqua, è usato per la confezione di bibite. Ci metto 15 minuti a leggere questa definizione marziana e spaventosamente indecifrabile. L’unica cosa che capisco è quella che subito dopo andrò al frigo e getterò nella spazzatura la bottiglia d’aranciata. Ma dico io, sarà mai possibile che alle tre e trenta della notte che fu oramai, io stia seduto per terra in mutande a leggere. Avete presente la bibliomanzia? Una sorta di divinazione consistente nell’aprire a caso, un libro, leggere un passo e trarne indicazioni e consigli circa l’azione futura. Ma qui cosa me ne faccio dopo aver letto PIL Prodotto interno lordo, SAFFA Società anonima fabbriche fiammiferi. Chissà perchè deve essere anonima una fabbrica che fabbrica fiammiferi. Boh? O SISDE Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica, o SISMI che è l’equivalente per quelle militari. Meglio lasciarli stare visto i risultati. Per non parlare di SIAE che è poi la Società Italiana autori e editori. Serve a pagare i diritti d’autore a chi vuole mettere in scena un autore o eseguire una musica. Una gabella bella e buona. In fondo alla pagina c’è UIC l’Unione Italiana Ciechi, come lo diventerò io a furia di leggere le decine di definizioni che iniziano per SIGLE e finiscono per UITS, che è qualcosa che raduna gli appassionati di tiro a segno. Avete idea cosa significa leggere due pagine di dizionario scritto a caratteri minuscoli? Cieco è il minimo. Ma poi perchè sono arrivato a parlare di ciechi? Io questa notte avevo intenzione di scrivere ben altro. Ero rimasto a vecchiardo. Vi ricordate che qualche ora fa avevo bisogno di una parola che significasse vecchio ma in modo più dispregiativo per rendere più antipatico il personaggio della mia storia. E ora mi ritrovo a che fare con i ciechi. Ma io non dovevo dormire? Forse mi sono ammalato d’insonnia. Che divertimento: vecchiardo, cieco e insonne. Un tonfo!

Robertoerre
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sabato, 30 agosto 2008, ore 00:40

                                                                                          libro-giuliana-sgrena

 

 
 
 
IL PREZZO DEL VELO di GIULIANA SGRENA
 
 
Sintitola “Il prezzo del velo” il libro scritto da Giuliana Sgrena, giornalista de il manifesto, protagonista nel 2005 di una vicenda iniziata con il suo rapimento da parte dell’Organizzazione della Jihad islamica, mentre si trovava a Bagdad in Iraq, e culminato tragicamente dopo la sua liberazione, con l’uccisione di Nicola Calipari, agente dei servizi segreti, l’uomo che l’aveva liberata, colpito dal fuoco di Mario Lozano, un soldato americano. Il libro è una denuncia civile, edito da Feltrinelli, in cu si raccontano i crimini silenziosi della “Guerra dell’Islam con le donne”, della lotta e della resistenza condotte contro l’obbligo di celare il proprio viso con il velo, il chador, il burka. Una costrizione dettata dall’uomo integralista che l’autrice definisce come “il più grande crimine contro l’umanità”. Il libro fa conoscere le molteplici realtà in cui è obbligatorio sottostare al fanatismo ideologico e culturale: da Sarajevo dove le donne si convincono, mediante pagamento in denaro, ad indossare l’hijab, all’Iran dove è vietato “pregare con lo smalto”, paese in cui è in vigore il “modello saudita”. Vietato guidare, viaggiare, star sole in albergo, dare il nome ai figli, ottenere il passaporto, lasciare la casa, avere un lavoro, andare a scuola, sposarsi senza il permesso del padre. In pratica l’annientamento d’ogni elementare diritto civile, negato in quanto donna. Negazioni che hanno coinvolto anche delle giornaliste di una televisione palestinese, minacciate da un gruppo fondamentalista vicino ad al Qaeda, di distruggere le loro case e far saltare per aria il loro posto di lavoro, fino all’intento barbaro di decapitarle e sgozzarle con il fine di “salvare lo spirito e la morale del nostro paese”. Nel libro è citata anche la Convenzione delle Nazioni Unite, ratificata dalla maggior parte dei paesi musulmani, ma con “riserva”, dicitura ambigua che serve a consentire ad ogni stato di legiferare in proprio e violare il “principio d’eguaglianza tra i sessi”, un paradosso che si appiglia alla “differenza di genere”. Così possono essere violati i trattati internazionali.
 

Robertoerre
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giovedì, 31 luglio 2008, ore 20:04

I libri sotto l’ombrellone
  letture consigliate secondo il mio personale giudizio,opinabile e soggetto a  critiche.
 
L’ELEGANZA DEL RICCIO
di Muriel Barbery 
Edizioni e/o
l
 
 
 
 Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant... dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l'ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro, si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.
 
Raffinata commedia francese, il romanzo è stato il caso letterario del 2007 in Francia. Il passaparola ha convinto migliaia di lettori ad acquistarlo e leggerlo. Muriel Barbery ha vinto il Premio dei Librai assegnatole dalle librerie francesi. Vincitrice del Prix Georges Brassens 2006, il Prix Rotary International 2007.
 
“Lettura avvincente, piacevole, che rapisce e diverte. Un fraseggio serrato in cui il registro comico svela un’ironia sottile. Il personaggio della portinaia Renée è caratterizzato con un’abilità fuori dal comune: assurge a pensatrice libera, colta, autodidatta, quanto straordinaria osservatrice di costumi sociali dei suoi condomini. Il finale tragico lascia l’amaro in bocca. Renée è un’eroina a cui ci si affeziona subito  e la sua leggerezza ti conquista”.   
 
 
 
 
 
   LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
di Paolo Giordano
     Mondadori editore
 
 
           Vincitore del Premio Strega 2008
 
 
                                                                                                       solitudine_numeri
Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. E una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. La lasciamo sulla neve credendo che morirà assiderata. Invece si salva, ma resterà zoppa e, soprattutto, segnata per sempre. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi compagni e, per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che lei lo aspetterà. Mattia non ritroverà più Michela. In quel parco, Michela si perde per sempre. Le vite di Alice e di Mattia, due esistenze segnate, si incroceranno. Diventeranno, Alice e Mattia, adolescenti, giovani, adulti.
 
 
 
“Opera prima di Paolo Giordano di professione fisico universitario. Il romanzo l’ho letto senza farmi influenzare dalle recensioni. La scrittura è scorrevole e ha l’impianto del noir, di un thriller psicologico, inquieta nel dare una visione esistenziale della vita a cui non ci si può sottrarre. A differenza di molti aspri giudizi e stroncature, lo considero un romanzo ben fatto, forse un pò ingenuo, ma a mio parere diventa un valore aggiunto.  Scritto da chi non è romanziere abituale e abituato a scrivere per stupire facilmente i lettori e fare incassi da cassetta”.
 
Prosegue......
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
"Ogni letteratura è un atto di resistenza. Di resistenza a cosa? A tutte le contingenze"
Daniel Pennac, “Come un romanzo”
 
Robertoerre
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mercoledì, 02 luglio 2008, ore 23:23

 SULL’AMORE 
di Plutarco
 
 
<<Quando il delirio erotico si è veramente impossessato di un uomo e lo brucia, non c’è né Musa, né ritornello magico, né cambiamento di luogo che gli ridoni la pace; anzi, se la persona amata è presente si abbandona alla passione, quando è assente la rimpiange; di giorno va in cerca di lei e la notte veglia davanti alla sua porta; da sobrio chiama il suo bell’ amore e quando beve gli dedica canzoni. Si è potuto affermare che le immagini poetiche, per la loro potenza, sono sogni fatti ad occhi aperti da persone deste, ma bisognerebbe dire a maggior ragione che lo sono quelle degli innamorati! Essi parlano agli assenti come se fossero davanti a loro, li baciano, li rimproverano. Le altre immagini è come se la nostra vista le dipingesse sull’acqua, perché presto si estinguono e svaniscono dal nostro campo d’attenzione; le immagini delle persone amate, invece, si imprimono nella mia mente di chi ama a caratteri di fuoco, come pitture ad encausto, e vi restano per sempre vive, mobili e parlanti. Il romano Catone diceva che l’anima di chi ama vive dentro quella dell’amato; però io preferirei dire che nell’anima dell’amante è presente tutto ciò che appartiene all’amato>>.
 
Robertoerre
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mercoledì, 02 luglio 2008, ore 11:10

Lo dedico a psicosomatica, donnanuova, e al blog di elisabethbennet

DAVID GROSSMAN

Che tu sia per me il coltello

coltello 1

Oscar Mondadori

In un gruppo di persone, un uomo vede una donna sconosciuta che sembra volersi isolare dagli altri.

Yair, commosso da quella che egli interpreta come un'impercettibile è ostinata difesa, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo. Più che una proposta è un'implorazione e Miriam ne resta colpita, forse sedotta. Un mondo privato si crea così fra loro e in questo processo di reciproco avvicinamento Yair e Miriam scoprono l'importanzadell'immaginazione nei rapporti umani e la sensualità che si nasconde nelle parole. Finchè Yair si rende conto che le lettere di quella donna stanno aprendo un varco dentro di lui, chiedendogli con imperiosa delicatezza una inaspettata svolta interiore .....Romanzo avvolgente e "impudico" di uno dei più grandi autori contemporanei, Che tu sia per me il coltello mostra a ognuno di noi quanta strada e quanto coraggio occorrano per arrivare a toccare con pienezza l'anima (e il corpo) di un altro essere umano.

Robertoerre
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martedì, 01 luglio 2008, ore 00:50

Un rebus che dura da sempre (parte terza)
Eppure la magia non è svanita del tutto. Così pensava ancora, a distanza di tempo, di mesi, di istanti, di attimi infiniti, superata la soglia di cento pagine, le prime scritte e rigorosamente spedite per posta elettronica. Come quelle in cui scriveva che la vita gli correva dentro:
"Ricambio innanzi tutto con dieci sorrisi per ciò che mi dici nel tuo parlarmi con franchezza ed estrema coerenza. Non mi va concesso nessuno sconto, quando divento ambiguo, ambivalente, e abuso della tua intelligenza. Per cui dopo aver ammesso di aver dato a fondo agli eccessi, torno me stesso e soprattutto quello che sa ragionare con calma e offre il meglio di se stesso. Il bastardo, che qualche volta fuoriesce, ha a che fare con un meccanismo di difesa e di provocazione che agisce quando non so che pesci pigliare. Ne sono cosciente e per questo non voglio trovare nessuna giustificazione a riguardo. Tu mi riconosci all’istante, quando mi comporto così. Io da parte mia ti assicuro che non c’è mai volontà di deridere, ingannare o altro. Timidezza che per mascherarsi usa eccedere a volte come mi è capitato, con le cose che ti scrivo. Forse si potrebbe definire meglio come una manifestazione d’ambiguità.  
Da quando ci siamo incontrati molte cose sono cambiate per entrambi. Io ho forzato la mano per restarti vicino. Mi sono interrogato per capire quali sentimenti prendevano il posto d’altri sentimenti. Ho provato nostalgia per il tempo trascorso insieme, per le cose che ci siamo scambiati; cose consumate come giustamente affermi tu. Tutto questo mi ha coinvolto in una sarabanda d’emozioni, reazioni a volte scomposte come il soprarigo, altre più malinconiche, ma in ogni modo vissute tutte. Forse è tutta una recita farsesca dove interpreto un personaggio che non mi appartiene, non è reale ma fittizio. Non posso che provare vergogna di me stesso in questi frangenti. Succede, quando l’emotività prende il sopravvento sulla razionalità. Combatto con me stesso, tutto si esaspera e si confonde. Uno stato d’animo riconducibile ad una cosa sola però, la sfida alla morte, che mi distoglie dalla realtà e mi porta a lottare contro un drago che sputa fiamme. Può prendere forma in mille modi: l’essere lasciato solo, sentirsi rifiutato, non essere capito. Vivo in funzione di questo.
Sogno una quantità smisurata e ogni sogno racconta vicende che hanno a che fare con la morte. Mi parla, mi sfida, e io la combatto con tutte le armi in mio possesso. Riesco a percepire ogni pericolo, mi ferma in tempo e mi salva. Sempre.
 Mi sono chiesto a questo punto della nostra vicenda cosa fare, come comportarsi, come reagire, me lo sono chiesto e te lo chiedo. Rinunciare a te virtuale per trovare un altro te ma reale? Un falso problema per via che anche prima interagivo con te sapendo che eri anche un altro, quindi non mi sono posto il dilemma di cosa rinunciare. Non sapendo però cosa ti succedeva, o meglio capivo il tuo stato d’animo che non poteva restare insensibile, sono caduto nella trappola tesa da me stesso, di recitare un ruolo che non mi appartiene. Questa è la mascherina di Zorro che ho indossato, la Cenerentola interpretata nella versione tragicomica della favola. Sono arrivato ad arrabbiarmi, per via di sentirmi impotente per qualche cosa che non succedeva. Mi sono arrabbiato di più con me stesso perché ero io a dover decidere e non tu per me.
Sono ancora arrabbiato con me stesso.
 Ci siamo scambiati tonnellate di ragionamenti. Non vedo quindi il motivo di fingere, quando so che dall’altra parte posso dire esattamente cosa provo, come mi sento. Non sono Cenerentola, tanto meno Zorro. Questa volta no, di sicuro no!. Non certo quando ho scritto “l’Amore, la Paura, il Coraggio”. Ma chi riesce ad amare, combattere la paura, dimostrare il coraggio?. Corro dentro la vita. Corro sempre dentro. Sto correndo anche in questo momento. Spero di farlo con coraggio, con molto amore e senza paura".
 
 
 
 
Robertoerre
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lunedì, 16 giugno 2008, ore 23:56

Racconto breve
Un rebus che dura da sempre (n.2)
 
Sono nei tuoi pensieri, nel tuo cuore e condivido quello che senti. Ti ho letto questa notte a voce alta, per non perdere il suono delle tue parole, una per una, con il cuore che sobbalzava. Mi sono svegliato con pessimo umore, ero contrariato, confuso, mi sentivo perso. La notte ti avevo vegliato e forse la mancanza di sonno mi rendeva inquieto. Poi lentamente, lentamente, ho reagito e la voce di “dentro” mi e’ venuta in soccorso. Male alla pancia, crampi per tutto il giorno, nausea fino alla sera. Poi la quiete quando arriva la tua lettera. Mi rassicuri con il tuo racconto, m’identifico nelle stesse tue emozioni, sono le mie, corrispondono. Capisco che non ero solo in quei momenti.
E ora che sono tranquillo posso dare respiro al mio cuore e risponderti.
La scorsa notte ho sognato di essere in una scuola di bambini, festosi che mi circondavano e io stavo in mezzo a loro per farli giocare. Io bambino tra loro. Sono felice di essere ancora bambino.
Dammi delle risposte al mio sentire tutto questo. Dal Niente al Tutto. Dimmi perché ho l’arcobaleno dentro di me, mentre ti penso.
Ho esitato a lungo nel leggerti. L’ho fatto per capire se il mio messaggio in cui ti supplicavo, fosse frutto della follia, della perdita della ragione, del tormento e della sofferenza a causa della lontananza. Mi sono imposto lunghe ore di meditazione e sapendo come sono fatto, mi sono giudicato da solo, severamente e ora che sono seduto posso raccontarti serenamente il mio stato d’animo dei giorni precedenti, e specialmente dopo averti letto.
Di notte vorrei che tu mi credessi sei venuto in sogno. M’interessa capire il messaggio che ci sta dietro a questi sogni. E’ lì per me l’enigma, il rebus, la matassa da sbrogliare. I sogni mi permettono di giorno di ritornare nel nostro laggiù/quaggiù e cercare di dare un senso a questa improbabile avventura.
Che sottile perversione c’è in tutto questa faccenda eppure non ne posso fare a meno.
Credimi mi risulta più difficile per me che per te farlo, per via di un mistero a te ancora non svelato.
Del rebus io conosco e possiedo alcune chiavi, ma non le voglio ancora usare, non è arrivato il momento. Quale storia siamo?
“La ragione ha tante forme, che non sappiamo a quale appigliarci; l’esperienza non ne ha di meno. La conseguenza che vogliamo trarre dalla somiglianza degli avvenimenti è mal sicura, in quanto essi sono sempre dissimili: non c’è alcuna qualità così universale in queste forme delle cose, come la diversità e la varietà”, sono parole prese in prestito.
Robertoerre
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domenica, 15 giugno 2008, ore 10:02

Abbado e la leggerezza mozartiana
Parlare di “leggerezza mozartiana” non è fuori luogo nell’esplicitare le sensazioni a proposito della straordinaria prova offerta da un’orchestra che, guarda caso, risponde al nome di Mozart residente a Bologna, ma per l’occasione ascoltata a Bolzano, ospite della Fondazione Haydn nel suo auditorium, dove è di casa Claudio Abbado. Una leggerezza fatta persona, incarnata nel gesto misurato di un direttore, capace a 75 anni di condurre con tale levità la musica di Mozart a livelli immaginabili per altri. La Musica. L’impaginato scelto da Abbado comprendeva la “Sinfonia concertante per fiati K 297b”, la “Serenata Notturna K 239” e in conclusione la “Sinfonia n. 39 K 543”. Questa sinfonia, considerata tra le più celebri del compositore, fa parte con la 40 e la 41, del ciclo noto come anche “canto del cigno”, e fu scritta nell’estate del 1788, una stagione straordinariamente prolifica per Mozart. In questa sinfonia sono utilizzati i clarinetti, strumenti non comuni nelle orchestre del tempo, al posto degli oboi, ottenendo un timbro del suono più morbido.   Lo stesso suono poi ascoltato Abbado e la Mozart e i suoi straordinari solisti. Lucas Macias Navarro all’oboe, Alessandro Carbonare al clarinetto, Guilhaume Santana al fagotto, Alessio Allegrini al corno, Giuliano Carmignola e Raphael Christ al violino, Danusha Waskiewicz alla viola e Alos Posch al contrabbasso. Solisti inseriti in una compagine di livello sinfonico pari grado per importanza e talento. Partendo appunto dai solisti va detto che Abbado ha lavorato sul solismo di ognuna delle due sezioni, quella dei fiati e degli archi che creano la Concertante. Opera una variazione sulla composizione strumentistica prevista per la Serenata dove opta per il contrabbasso al posto del violoncello in cui sonorità libere da schemi preconcetti si tramutano quasi in un’improvvisazione jazzistica, quasi fosse un excursus tra il classicismo dominante e rimandi ad un suono più contemporaneo. C’è tutta la sapienza interpretativa frutto di una vita spesa in nome della musica.  Abbado dirige per minimi cenni il virtuosistico quartetto vera punta di diamante di tutto il concerto, disposti a semicerchio, liberi di emergere e di dialogare tra loro dove è chiarissimo quanto affiatamento è la variabile costante nei confronti del loro direttore. Non c’è un cenno dirigenziale consueto, ma qualcosa che sfugge alla vista e si colloca in una dimensione superiore. Carmignola suona il suo violino, un cantabile tipicamente all’italiana. Il secondo violino di Raphael Christ gli risponde con un suono tedesco, il ritmato giocoso del timpano sullo sfondo e infine la sarabanda finale. Ognuno partecipa al rito collettivo, tipicamente abbadiano: fare musica insieme. L’interpretazione della 39 è beethoveniana, spinta in avanti, rigenerata, travolgente. Ancora una volta si distingue per la sua capacità di alleggerire senza togliere nulla allo smalto sinfonico mozartiano: amalgama il tessuto cromatico del sinfonismo a colorature inedite dei vari interventi solistici. La sinfonia spazia dall’andantino dove c’è un gioco di varianti che si evolvono fino alla virata che porta verso l’allegretto. Non c’è nota che non sia meditata catturata e riprodotta con un’eleganza stilistica in cui il suono esce purificato, modernizzato. La maturità acquisita si sente tutta in questo direttore che ha saputo sedimentare ogni suo gesto, ogni suo pensiero, arrivato al culmine di una carriera che non conosce pause o ripensamenti. E’ tempo allora di poter affrontare, a nostro modesto giudizio, una pagina tra le più nobili di Beethoven: la Missa Solemnis. Per chi ha già firmato tre integrali di Beethoven ed aver aspettato 20 anni per dirigere Fidelio giunto solo dopo una lunga e meditata ricerca. Opera che rappresenta il compimento di una vita.
 
 
Robertoerre
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sabato, 14 giugno 2008, ore 00:47

Letture
La signora trasformata in volpe
di David Granett edito da Einaudi.
 
 Tifone di Conrad
Diario di un ladro di Genet.
Robertoerre
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