MOTEL

Da un'idea di Rosso Venexiano sono nati dei racconti a più mani dal titolo: MOTEL, scritto dagli autori di Rosso Venexiano. (www.rossovenexiano.splinder.com) Il libro è edito da Lulu.com. Il ricavato sarà totalmente devoluto a "i bambini di strada" GONDAR ETIOPIA
Pubblicato su MOTEL
47 attimi prima della fine
Ti scrivo a notte fonda, la mia insonnia colpisce ancora, anche se io vivo volentieri la notte, magica, silenziosa, conturbante; tutto tace, ma il silenzio diventa una musica soave che mi accompagna.
Sai dall’“inciampo” della prima notte insonne vissuta misteriosamente incollato al mio computer, mi riaffiorano spesso ricordi legati alla mia vita, dove sono diventato un uomo in questa città. Saperti qui ora mi riscalda il cuore di nostalgia per i tempi passati per com’ero felice di sentirmi al mondo, ancora giovane, entusiasta e spavaldo.
Vorrei dirti tanto di me, farmi conoscere e spiegarti di più. Scrivo ancora di notte, come quella prima notte, ti scrivo da una stanza di motel, ma in realtà è più un antro in equilibrio precario in cui cerco rifugio. Mi sento vicino a te. Ma tu lo non lo sai. Non ancora. Che strano saperti di fronte a questa stanza disadorna e anonima. Ma tu lo non devi sapere. Mi basta sentire la tua presenza di là dalla strada e forse in questo momento ti affacci alla finestra.
Non oso aprire le tende logore e consunte che celano il mondo fuori di qui da questo motel, da questo mondo. La sveglia segna l’una di notte e qualcuno sta passando in corridoio. Ride sguaiato. Chissà perché? Ma poi a me non interessa. In fin dei conti cosa m’importa degli altri se io sono qui per te. Chiuso dentro ad un motel, il più insignificante del mondo. Si viene per farci del sesso. O per disperazione. O forse perchè non sanno dove andare. Troppi O e troppi perchè. Ma io cosa conosco di te? Cosa sappiamo l’uno dell’altro, un frammento di voce al telefono, un’immagine scambiata e fugace, poco, per la verità, eppure ci sei Lo sento.
C’è un filo invisibile che mi lega a te, un filo resistente. L’unico filo che mi ha costretto ad arrivare di fronte a dove vivi. Ripenso alla canzone che mi hai fatto conoscere.
“Laggiù, dove l’aria è libera/saremo ciò che vogliamo essere. /Ora, se ci fermiamo, /troveremo la nostra terra promessa”. Sono parole per dirti che il nostro laggiù/quaggiù esiste. Non esco da qui preferisco aspettare. Sai la notte scorsa ho sognato di viaggiare dove il paesaggio scorre veloce, lo vedo riflesso nel vetro. Orridi verdeggianti misti a gallerie nere caliginose, anfratti, rupi, declini boschivi. Un viaggio a ritroso.
Fa caldo in questa stanza. Che triste sensazione sentire l’afa della notte e non poter uscire. Non voglio rischiare di vederti. Il motel mi protegge come un fedele amico. Colui che sa e mi comprende. Sa del mio segreto e non lo svela.
Un motel come cassaforte dei miei segreti. La chiave della stanza è la numero 47, come gli anni della mia vita. 47 attimi prima di terminare questa lettera. 47 secondi prima di spegnere la luce della stanza e abbandonare per sempre la vita......
Robertoerre