lunedì, 17 novembre 2008, ore 23:27

 

La capacità di immaginare un mondo più conoscibile

earth1Mi continua a frullare nella testa questa frase ascoltata in televisione. Sembra il titolo di un romanzo, quello che vorrei scrivere forse, ma non sono mai riuscito. Un mondo conoscibile eppure io non lo conosco abbastanza. Chi di noi può conoscerlo a tal punto di sapere tutto del mondo. Vorrei viaggiare altrove e conoscere quel conoscibile fino a ad ora misterioso per la mia mente e per i miei occhi. Posso immaginarlo ma non mi basta. Posso vederlo con gli occhi di chi desidera esserci stato. C'è qualcuno che possiede questa capacità anche solo immaginando cosa ci sia lontano da noi, da quel poco di mondo che ognuno abita e pensa sia sufficiente? Vorrei conoscerlo e farmi portare lontano in quel mondo che ho sempre immaginato. Un mondo più conoscibile.

Robertoerre
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categoria : pensieri notturni, la scatola delle cose futili, racconti scomodi

venerdì, 03 ottobre 2008, ore 17:47

 

 

Il cielo dall'altra parte del mondo 

 

Il cielo di Parigi

 

C'è tutto il mondo dall'altra parte. Basta saperlo vederlo sotto il cielo. Guardando fuori dalla sua finestra di fronte, pensava che il suo orizzonte non poteva finire al di là del tetto grigio spiovente con gli abbaini in fila, dove la sera quando s'accendeva la luce l’umanità che ci viveva dentro come formiche nel loro nido, ammassati in una stanza fatiscente. In quello a fianco del camino, alla destra di chi guarda dall’altra parte della strada, vivono suppergiù dieci uomini. Insieme ad un frigo gigantesco. Sempre aperto da dove usciva una luce fluoriscente, quasi sinistra. Di notte lì dentro succedeva di tutto. Meno male che c'era il cielo a distrarti la vista, altrimenti se ti fissavi, rischiavi di immergerti dentro quel foro nel tetto e farti invischiare in qualcosa di torbido. Il cielo sembrava muoversi verso di te per colpa del vento. E delle nuvole: non stavano mai ferme dentro quel cielo accelerato, smanioso e irrequieto. Dalla strada saliva un rumore più simile ad un brusio di cicale in amore. Di giorno come di notte. Un via vai che cresceva a dismisura, ma tutto sommato tollerabile. Caso mai dentro quell’abbaino c’era  qualcosa di ingannevole. Non si poteva restare indifferenti. Perché? Il frigo gigantesco veniva  aperto e richiuso ad intervalli regolari. Tutta la notte. Dall’altra parte della strada era difficile riuscire a focalizzare di più la vista su un elettrodomestico così  inquietante, dall’uso inconsueto, e un pò bizzarro. E poi c’era  quella luce violacea proveniente dal  frigo che da qui a poco sarebbe esplosa... e allora tutti avrebbero capito.

Robertoerre
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lunedì, 01 settembre 2008, ore 00:12

SIETE TUTTI INVITATI AL PIC NIC AFFETTUOSO
 
picnic1
(immagine tratta da www.picnic-baskets.com)

girasoli 2

Era tanto che desiderava offrire un pic nic agli amici e alle sue amiche, molto più affettuose degli uomini. Pochi per la verità. A dirla tutta, Marilù non era  uno schianto di femmina. “Povera, è così buona e generosa, anzi si svena ogni volta che c’invita a cena”, dicevano di lei. C’era solo un problema: tornavi a casa con le coliche da indigestione. Sette portate principali, un mega dessert, il minimo che ti toccava trangugiare. A Marilù, questa volta, gli era venuta un’idea originale quanto strampalata.
“Voglio organizzare un pic nic affettuoso nel parco di Villa Pratolino”. “Affettuoso?” si chiesero gli amici destinatari dell’invito con busta a forma di girasole, dentro un cartoncino giallo paglierino –anche questo indiscutibilmente floreale – spedito per posta. “Affettuoso in che senso?”, fu il quesito esistenziale che circolò subito dopo in uno scambio telefonico, quasi surreale, tra le decine di convitati. “Pronto? ...Ah ciao Manu, sei tu. cosa?”.... “Certo che l’ho ricevuto pure io l’invito”..... “Un pic nic affettuoso mah? .....”Tu che ne dici?” ......”Boh, che ne so io! Marilù stavolta si è allargata mi sa!”...”Enri ci sei? Pronto?” “Eccomi, cosa?”... “Ah sì l’ho visto, pensavo fosse pubblicità dell’Esselunga. Un pic nic affettuoso?” ...“Che idea! Solo la Marilù poteva partorire una roba del genere. Magari dobbiamo andare e baciarci tutto il giorno?”..... “Sarà mancanza d’affetto, come il solito”.... “Carlo tu hai idea cos’è, ma non so, forse, come dobbiamo vestirci?”... “C’è scritto che sarà molto affettuoso”... “Si va bè ma poi cosa si mangia, ma non hai letto?”.... “Eh? Quello sarebbe il menù? Aiutoooo, pensavo fossero poesie!”... “Ma cosa vai a pensare! Sono i piatti che ha deciso di servire”... “Piatti? E se non andiamo cosa succede?”... “Che la Marilù si taglia le vene!..., mi ha detto Carlo che è una settimana che va su è giù dalla cantina con barattoli di vernice gialla e arancio. E’ tornata dall’Ikea con un baule enorme di vimini, candele con il bastone, girasoli di plastica, un tavolino da colazione a letto tutto arancio a pois, pupazzi a forma di giraffa, leoncini e pantere. Ha trovato anche una borsa frigo da comitiva turistica. Ci sta dentro un tonno intero!”... “Si è bevuta il cervello!” – fu il pensiero collettivo telefonico – trasmesso a livello empatico da tutti.
Intanto Marilù procedeva come un generale di corpo d’armata sul campo di battaglia. Aveva schierato dieci divisioni d’assalto. “Tovaglie di carta a fiori, rosse, gialle e arancio. Tovaglioli di carta crespa, bicchieri di vetro dipinti con fiori e girasoli, cuscini, un gazebo, la cesta di vimini che poteva contenere la dote di nozze di dieci nonne.
Mancavano solo sei giorni al pic nic a Villa Pratolino. Sei giorni d’incubo.
“Affettuosi origami affettati”... apriva la gara pantagruelica affettuosa. Stava per affettati e salumi, ma la Marilù aveva frequentato un corso d’origami giapponese l’anno scorso. Gli era venuta la fissa. Salame ungherese, speck dell’Alto Adige, culatello a forma d’origami. Un peccato mangiarli. Ma con il salame ci vuole il pane in una merenda come dio comanda. Pardon pic nic! “Trecce intrecciate d’abbracci” . Aveva stressato il panettiere sotto casa fino a quando era riuscita a farsi impastare panini intrecciati abbracciati tra loro. La commessa del panificio l’aveva guardata strana. Due chili di riso che Marilù aveva trasformato in “insalata di sor- riso”- “per far sorridere il palato” c’era scritto sul menu giallo girasole. Rigorosamente senza wurstel. Alla Mari... facevano schifo! Visto che si trattava di un pic nic estivo inizio luglio – prima delle ferie – aveva pensato anche all’estate quando si vedono di notte le lucciole. Solo che non aveva trovato l’abbinamento con la pasta, e così aveva scelto : “Gialle farfalle di pasta, condite con crema di pollo ruspante dal cortile e nocciole”- “con l’estate arrivano anche le farfalle” era la giustificazione. Peccato che di farfalle non se ne vedesse nemmeno l’ombra.
Dai prati al mare. Uno penserebbe adesso la Marilù ci propina pesce fritto. Sbagliato! Banale. “Peperoni al mare” –  era la ricetta segreta -  della zia di Viareggio ereditata dalla cuoca affettuosa. Nel senso che arrostiva peperoni, solo gialli per carità!- purtroppo arancio non esistono - e li riempiva d’acciughe e capperi. Pesce azzurro e capperi di Pantelleria. Ricordi di una vacanza agostana quando la Mari si era ustionata a raccoglierli sotto il sole in mezzo alle rocce dell’isola. Quella volta aveva rischiato di farsi ricoverare per bruciature di terzo grado, ma al pronto soccorso non aveva voluto mollare il cesto con i preziosi frutti. Così per rinfrescarsi la bocca, dopo il peperone marino, era la volta dei “boccioli di rosa caramellati”. Che idea balzana. Era stata la Nella a raccontare di aver saputo di un party esclusivo a Venezia dalla contessa Crepapaldi – Corrubi, dove avevano servito zuppiere d’acqua alla melissa con dentro boccioli di rosa caramellati. In onore di un’attrice americana che adorava le rose. Secondo la Nella la verità era che, quel giorno, il giardiniere aveva tosato tutto il roseto della contessa - e lei non le aveva volute buttare nel pattume – quelli del catering si erano feriti le mani a furia di spinarle, ma non c’era stato niente da fare. Tanto per restare in tema, il pic nic proseguiva con “luna di marmellata e languide carezze”.
A Giacomo quando aveva ricevuto l’invito, gli era andata su la pressione. “Languide carezze, accidenti che sballo!” - aveva esclamato – sperando in un intermezzo erotico – gastronomico con qualche bionda partecipante. Peccato deluderlo: erano solo marmellate di more, ribes e lampone servite con biscottini. Poteva consolarsi con le “coccole di cocco e menta... per chi non si accontenta....” e “ strati di dolcezza sedimentati tra loro, scalati dove la vetta orsù è imbiancata di dolce ripieno alla crema pasticcera, amaretti e bianco d’uovo montato come se fosse appena nevicato”. Tutto un programma. Sembrava un manifesto del Club Alpino Italiano gemellato con l’Accademia del Gourmet. Dulcis in fundo! La Mari.. aveva previsto anche la frutta. “Un boccone di melone arancio – questo sì che lo era -  e anguria che goduria", una catasta a piramide composta da palline arancio, gialle  e rosse,  dove aveva infilzato un centinaio di bandierine colorate con scritte “w il pic nic affettuoso”. I sei giorni erano trascorsi e la Mari.. aveva caricato la sua utilitaria e per tre volte aveva fatto la spola su e giù da casa al parco. Dieci chilometri all’andata e dieci al ritorno per tre fanno 60 chilometri. “Gazebo montato ok” – aveva spuntato dalla lista delle cose da fare, “Tovaglie stese ok, piatti impilati, ghiaccio nelle vaschette. Girasoli piantati nel prato ok” –  di plastica - anche se gli era balzata per il cervello l’idea di andare fino in Umbria a raccoglierne qualche fascio. “Origami affettuosi su letto di ghiaccio” – è caldo in luglio – “baci e abbracci” - le farfalle cotte a vapore per farle restare al dente, succhi gialli e arancioni, di frutta per i bambini. “Insalata di sor-riso” dove sopra aveva disegnato con la maionese uno smail. Con le carote, gli occhi e striscioline di peperone per la bocca. Per il naso aveva usato un cetriolo. Per il dolce stile Everest a tre piani, si era ingegnata per costruire un’impalcatura di polistirolo che tenesse su gli strati di pasta frolla, crema pasticcera, bianco d’uovo, mousse di cioccolato, e amaretti. Roba da farti venire una crisi glicemica. 
Tutto ok. Il pic nic era pronto per essere servito molto affettuoso. Tutti erano stati affettuosi quel giorno. Facevano a gara per andarci.
La Marilù non stava più nella pelle. Quella mattina di domenica si era svegliata alle cinque. Con i bigodini in testa aveva tarsferito dall' ascensore alla cucina venti pentole di cibo.  Sulle scale del suo condominio si sentivano odori di zafferano, curcuma, curry, vaniglia – sembrava di essere in un suq arabo - o in un mercato di spezie turco.
A mezzogiorno in punto venne giù un acquazzone.
Le farfalle di pasta navigavano nell’acqua piovana. girasoli 2
I girasoli si ammosciarono.
Il gazebo si piegò in due e crollò a terra.
La piramide di melone e anguria rotolò giù per i vialetti del parco.
Il dolce montanaro si era squagliato subito dopo il primo tuono. Il bianco d’uovo era troppo soffice per resistere.
Marilù per sei giorni non aveva letto i giornali e la televisione era guasta da due settimane. Non aveva tempo per chiamare il tecnico.
Gli amici non avevano trovato il coraggio di telefonare a Marilù per avvisarla che il meteo prevedeva pioggia per quella domenica. Poteva restarci male e pensare che fosse una scusa per non andare al suo pic nic affettuoso.
Marilù non capì se erano sue le lacrime o l’effetto delle gocce d’acqua che colavano dal suo cappellino a fiori arancio e giallo. O di quello che restava del suo pic nic affettuoso.
Non aveva nemmeno l’ombrello.
(by c/0 C.S.)
girasoli 3 Massimo Beltrami
 (opera dipinta da Massimo Beltramo)
Robertoerre
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