La statua nella nebbia

Quel giorno si era svegliata con la nebbia e ciò la rendeva molto infelice. Un evento raro per la sua città, ma proprio per questo difficile da sopportare. Lei, la statua, era abituata tutte le mattine ad ammirare i passanti che circolavano in campo, in fin dei conti era l'unico suo passatempo da quando avevano deciso di collocarla lì. Lei avrebbe preferito una piazza più grande, con vista panoramica su qualche vetta alpina magari innevata. Sentiva spesso parlare delle montagne, ma non le aveva mai viste purtroppo. Lo scultore che l'aveva fatta era di Venezia e quando gli fu commissionata dal Doge, l'unico viaggio era stato quello dalla bottega dell'artista fino al ponte delle Zattere, e da qui al campo. Oggi poi c'era la nebbia e si sentiva ancor più triste. Non riuscivo a vedere nemmeno la punta del suo naso e le persone che passavano da quelle parti erano solo delle ombre sfuggenti. Il suo hobby era quello di contare ogni giorno quante persone percorrevano il tragitto da un parte all'altra del campo. Fino ad oggi aveva contato quattordici milioni, trecento mila settecentoquattro uomini e donne, cinquemilaquattrocentoventiquattro cani, duemila gatti. Una volta era passato anche una scimmia scappata da qualche zoo, ma aveva perso il conto di quanti piccioni si erano posati sulla sua testa, lasciando spesso tracce organiche maleodoranti. Aveva anche sentito dire che la nebbia a Milano era una consuetudine e che nessuno in quella città ci faceva più caso. Si consolò e pensò tra sé e sé: "Meglio rinunciare a chiedere il trasferimento. Ci saranno pure le montagne a Milano, ma poi cosa te ne fai se non le puoi mai vedere. Resto qui a casa mia. Si soffre un po' di reumatismi per l'umidità del mare, ma quando c'è il Carnevale ci si diverte così tanto”. E chiuse gli occhi pensando al domani senza nebbia e senza sogni.
Fantasie napoletane
Frasario reale scritto
Garantita la veridicità delle frasi lette nella città di Napoli.
Dal panettiere: “Quando vi diventa duro ve lo grattugiamo gratis, ma metà ce lo tratteniamo.
Vendite immobiliari (in una palazzina in vendita con officina artigianale sul retro): “Si vende solo il davanti, il didietro serve a mio marito”.
1 mobiliere: “Si vendono letti a castello per bambini di legno”
2 mobiliere: “Si vendono mobili del Settecento nuovi”
1 macelleria: “Da Rosalia. Tacchini e polli, a richiesta si aprono le cosce”
2 macelleria: “Carne bovina, ovina, caprina, suina, pollina, coniglina”
1 polleria: “Polli arrosto anche vivi”
2 polleria: “Si ammazzano galline in faccia”
3 polleria:”Si vendono uova fresche per bambini da succhiare”
sfasciacarrozze: “Qui si vendono automobili incidentate ma non rubate”
1 fioraio: “Se mi cercate sono al cimitero...vivo”
2 fioraio: “Si inviano fiori in tutto il mondo, anche via fax”
1 negozio di abbigliamento: “Nuovi arrivi di mutande, se le provate non le togliete più”
2 negozio di abbigliamento: “Non andate altrove a farvi rubare, provate da noi”
3 negozio di abbigliamento:”In questo negozio di quello che c'è non manca niente”
abbigliamento per bambini:”Si vendono impermeabili per bambini di gomma”
1 autofficina:”Venite una volta da noi e non andrete mai più da nessuna parte”
2 autofficina:”Si riparano biciclette anche rotte”
negozio di ferramenta:”Sega a due mani e a denti stretti:50 euro”
lavanderia:”Qui si smacchiano antilopi”
sul citofono di una caserma Carabinieri:”Attenzione per suonare premere, se non risponde nessuno ripremere”
negozio di mangimi:” Tutto per il vostro uccello”

IL TRENO DEI POETI
salotto letterario itinerante in treno
Programma
Gli incontri poetici:
5 Dicembre alle ore 17
presso la Libreria Feltrinelli – Palazzo Le Barche
Mestre (Venezia)
6 Dicembre alle ore 17
presso la Libreria Feltrinelli – Via Manzoni
Milano
7 Dicembre alle ore 17
Incontro poetico con l'Associazione culturale
La Nuova Musa
Aprilia (Latina)
Progetto culturale a cura di Caterina Massaiu (Ariele 57) e Giuseppina Billone (Veronica)
in collaborazione con l'Associazione Onlus Scuola Poetica di Struttura Nuova
L'idea strana ma affascinante di radunare sui treni dal Sud al Nord Italia, poeti esordienti provenienti da tutte le regioni per un viaggio che durerà 4 giorni, partito dalla Sicilia (il 22 novembre) e risalito sino al Nord – Italia e ritorno, con le tappe a Venezia - Mestre, Milano e Roma. Città da sempre luoghi di cultura letteraria, al centro di interesse internazionale, dove si effettueranno delle soste per incontrarsi nei circoli culturali e con le case editrici di prestigio, al fine di conoscere le proprie opere letterarie e divulgare la poesia come strumento di comunicazione verbale, capace di accomunare anime, esplicitando sentimenti che spesso non si manifestano nella vita normale e nel corrente linguaggio di tutti i giorni. Lo scopo è quello di ridare vigore a quest'arte. Il viaggio si articolerà in due fasi: la prima si svolgerà a bordo dei treni, la seconda avrà luogo nelle città prescelte dove verranno effettuate le soste che dureranno un'intera giornata. La finalità del Treno dei Poeti nasce dal desiderio di portare la poesia in giro per l'Italia, in modo originale, al fine di far apprezzare questa nobile arte a tutti coloro che vorranno ascoltarla e appassionarsi ad essa. Un momenti di aggregazione per condividere un patrimonio di sentimenti, di cui tanto si sente il bisogno in una vita che troppo di corsa, senza lasciare mai la possibilità per cibare l'anima.
Poeti partecipanti
Giuseppina Billone(veronica)PA
Caterina Massaiu (ariele57) VE
Manuela Verbasi (Anake)VE
Marco Nicolosi (Marko) CT
Giuliano Lucchesi (Luky luky) TV
Maria Martorano (Poetessa) TO
Luigi Manco (Maluan) VS
Attanasio D'Agostino (poetra) AN
Dora Forino (dory) MI
Marianna Celardo (crodina) NA
Gaspare Adamo (diaspro) TP
Alessandro Bacelli (beck) SP
Roberto Rinaldi (Robertoerre) BZ
Stefania Paluzzi (ameo'e) PG
I nick degli autori sono presenti sui portali di poesia online
www.descrivendo.com
www.rossovenexiano.splinder.com
www.manualedimari.splinder.com
www.blogdegliautori.it

PARIGI CHE FU UN TEMPO
Era stata una giornata turistica che più turistica non si può. Bateau mouche per vedere Parigi dalla Senna, anche di notte dove la città cambia volto. Un giro al Museo Carnevalet (è nel vecchio ghetto, il Marais, ora diventato anche il quartiere alla moda dei gay), nel palazzo di Madame de Sevignè. Sai quelle dame "savantes" del '600 che proteggevano poeti e filosofi. Ha un bel giardino, dentro al suo hotel particulier, vicino a Place des Vosges, che odora di mortella. Dentro quadri della storia di Francia. Gambetta che fugge in pallone aereostatico oltre l'assedio prussiano; la statua della libertà che i francesi regalarono agli americani e che spunta con la testa incoronata e la fiaccola dai tetti delle fornaci parigine. Grandi immagini di Parigi di una volta. Il Marais ha il suo fascino: vecchia palude verso la Senna bonificata da Enrico IV. Qualche vecchio mulino e palazzi (anche quella della povera regina Margot di Dumas) secenteschi. Fa fresco ma il sole, quando arriva, scalda nelle ore meridiane. Passando per Pitchi Poi in rue Caron al 7, ho ricordato che qui, durante i rastrellamenti dell'olocausto, gli ebrei dei territori di residenza della Polonia, Rutenia, Volinia e Livonia, non sapevano di recarsi al massacro e quando si domandavano tra di loro "dove andiamo?" si rispondevano "a Pitchi Poi" che non vuol dire niente, un luogo laggiù/quaggiù, una specie di boh! Nelle brasserie, si mangiano cose dell'est d'una volta: varietà infinite di caviale ed uova di pesce, alcune rosse altre gialle e grandi come perle. Aringhe affumicate arrangiate in ogni salsa possibile, insalate di cetrioli con lo yogurt, il tutto accompagnato da vodke forti e cristalline. Gusti apparentemente scipiti ma densi del profumo acre e persistente delle affumicature e delle uova di pesce di fiume. Parigi è anche questa, lo spiegherò meglio un'altra volta.....
Il cielo dall'altra parte del mondo

C'è tutto il mondo dall'altra parte. Basta saperlo vederlo sotto il cielo. Guardando fuori dalla sua finestra di fronte, pensava che il suo orizzonte non poteva finire al di là del tetto grigio spiovente con gli abbaini in fila, dove la sera quando s'accendeva la luce l’umanità che ci viveva dentro come formiche nel loro nido, ammassati in una stanza fatiscente. In quello a fianco del camino, alla destra di chi guarda dall’altra parte della strada, vivono suppergiù dieci uomini. Insieme ad un frigo gigantesco. Sempre aperto da dove usciva una luce fluoriscente, quasi sinistra. Di notte lì dentro succedeva di tutto. Meno male che c'era il cielo a distrarti la vista, altrimenti se ti fissavi, rischiavi di immergerti dentro quel foro nel tetto e farti invischiare in qualcosa di torbido. Il cielo sembrava muoversi verso di te per colpa del vento. E delle nuvole: non stavano mai ferme dentro quel cielo accelerato, smanioso e irrequieto. Dalla strada saliva un rumore più simile ad un brusio di cicale in amore. Di giorno come di notte. Un via vai che cresceva a dismisura, ma tutto sommato tollerabile. Caso mai dentro quell’abbaino c’era qualcosa di ingannevole. Non si poteva restare indifferenti. Perché? Il frigo gigantesco veniva aperto e richiuso ad intervalli regolari. Tutta la notte. Dall’altra parte della strada era difficile riuscire a focalizzare di più la vista su un elettrodomestico così inquietante, dall’uso inconsueto, e un pò bizzarro. E poi c’era quella luce violacea proveniente dal frigo che da qui a poco sarebbe esplosa... e allora tutti avrebbero capito.

BORIS GODUNOV
REGIA DI ALEX OLLE’ e DAVID PLANA
E’ in corso la rappresentazione di uno spettacolo teatrale, quando nella sala irrompono i terroristi armati di kalashnikov e minano la platea. E’ l’inizio di Boris Godunov , il nuovo allestimento della Fura dels Baus che rievoca e re-interpreta la follia e il dramma che nella tragica realtà si consumò a Mosca nell’ottobre 2002, quando un gruppo di terroristi ceceni assaltò il teatro Dubrovka in cui novecento spettatori assistevano al musical Nord – Ost. Il lieto fine si commutò in un tragico epilogo: centossettanta persone furono uccise di cui novanta dal gas utilizzato dalle forze speciali russe per liberare gli ostaggi. Tra le vittime anche quarantadue terroristi.
Magnifiche le scene realistiche e visionarie di Alberto Pastor e gli apparati tecnici di Xavier Xipell.
Visto a Bolzano Teatro Comunale 29 maggio 2008