La statua nella nebbia

Quel giorno si era svegliata con la nebbia e ciò la rendeva molto infelice. Un evento raro per la sua città, ma proprio per questo difficile da sopportare. Lei, la statua, era abituata tutte le mattine ad ammirare i passanti che circolavano in campo, in fin dei conti era l'unico suo passatempo da quando avevano deciso di collocarla lì. Lei avrebbe preferito una piazza più grande, con vista panoramica su qualche vetta alpina magari innevata. Sentiva spesso parlare delle montagne, ma non le aveva mai viste purtroppo. Lo scultore che l'aveva fatta era di Venezia e quando gli fu commissionata dal Doge, l'unico viaggio era stato quello dalla bottega dell'artista fino al ponte delle Zattere, e da qui al campo. Oggi poi c'era la nebbia e si sentiva ancor più triste. Non riuscivo a vedere nemmeno la punta del suo naso e le persone che passavano da quelle parti erano solo delle ombre sfuggenti. Il suo hobby era quello di contare ogni giorno quante persone percorrevano il tragitto da un parte all'altra del campo. Fino ad oggi aveva contato quattordici milioni, trecento mila settecentoquattro uomini e donne, cinquemilaquattrocentoventiquattro cani, duemila gatti. Una volta era passato anche una scimmia scappata da qualche zoo, ma aveva perso il conto di quanti piccioni si erano posati sulla sua testa, lasciando spesso tracce organiche maleodoranti. Aveva anche sentito dire che la nebbia a Milano era una consuetudine e che nessuno in quella città ci faceva più caso. Si consolò e pensò tra sé e sé: "Meglio rinunciare a chiedere il trasferimento. Ci saranno pure le montagne a Milano, ma poi cosa te ne fai se non le puoi mai vedere. Resto qui a casa mia. Si soffre un po' di reumatismi per l'umidità del mare, ma quando c'è il Carnevale ci si diverte così tanto”. E chiuse gli occhi pensando al domani senza nebbia e senza sogni.
Libreria Feltrinelli Venezia Mestre 5 dicembre 2008
Il treno dei Poeti si è fermato nella libreria, accogliente, in cui i viaggiatori poeti provenienti da tutta Italia, si sono conosciuti. Al tavolo Giuseppina e Caterina (Veronica e Ariele in splinder), le valide organizzatrici del tour poetico-ferroviario più originale e simpatico che esista!
Oggi siamo a MIlano, libreria Feltrinelli di via Manzoni alle 17. Vigilia di Sant'Ambrogio a Milano, O Bei, O Bei, nebbia e prima della Scala.
Domani a Roma e Aprilia



PARIGI CHE FU UN TEMPO
Era stata una giornata turistica che più turistica non si può. Bateau mouche per vedere Parigi dalla Senna, anche di notte dove la città cambia volto. Un giro al Museo Carnevalet (è nel vecchio ghetto, il Marais, ora diventato anche il quartiere alla moda dei gay), nel palazzo di Madame de Sevignè. Sai quelle dame "savantes" del '600 che proteggevano poeti e filosofi. Ha un bel giardino, dentro al suo hotel particulier, vicino a Place des Vosges, che odora di mortella. Dentro quadri della storia di Francia. Gambetta che fugge in pallone aereostatico oltre l'assedio prussiano; la statua della libertà che i francesi regalarono agli americani e che spunta con la testa incoronata e la fiaccola dai tetti delle fornaci parigine. Grandi immagini di Parigi di una volta. Il Marais ha il suo fascino: vecchia palude verso la Senna bonificata da Enrico IV. Qualche vecchio mulino e palazzi (anche quella della povera regina Margot di Dumas) secenteschi. Fa fresco ma il sole, quando arriva, scalda nelle ore meridiane. Passando per Pitchi Poi in rue Caron al 7, ho ricordato che qui, durante i rastrellamenti dell'olocausto, gli ebrei dei territori di residenza della Polonia, Rutenia, Volinia e Livonia, non sapevano di recarsi al massacro e quando si domandavano tra di loro "dove andiamo?" si rispondevano "a Pitchi Poi" che non vuol dire niente, un luogo laggiù/quaggiù, una specie di boh! Nelle brasserie, si mangiano cose dell'est d'una volta: varietà infinite di caviale ed uova di pesce, alcune rosse altre gialle e grandi come perle. Aringhe affumicate arrangiate in ogni salsa possibile, insalate di cetrioli con lo yogurt, il tutto accompagnato da vodke forti e cristalline. Gusti apparentemente scipiti ma densi del profumo acre e persistente delle affumicature e delle uova di pesce di fiume. Parigi è anche questa, lo spiegherò meglio un'altra volta.....


Pietre. Frammenti di fatiche millenarie. Baluardi di vita estinta.Rifugi dell'uomo un tempo pastore. Lande desolate testimoni di civiltà scomparse.
Sentieri che si arrampicano sulle scogliere. Sassi disposti in lunghe file a riparo della scarsa terra.
Il mare delle Cicladi.
Livadi, spiaggia bianca.
Sassi desolati. Arida terra dove antiche dimore ospitavano umili pastori. Terra arsa e consumata dal vento.

Katargo. Spiaggia assolata dove il meltemi spira sull'acqua in cui ci si rispecchia.